
Nasce AcidiPrima con Homeless Ginga dei MAYBE I’M.
Senza nulla togliere a tutti gli altri gruppi della zona posso affermare che i Maybe I’m, duo di noise agricolo, sono il progetto più innovativo ed interessante che la provincia salernitana può offrire. Saltano dal blues al country senza dimenticare mai l’anima noise e la provenienza geografrica (che si riconosce nell’uso di strumenti “particolari”, ma non solo).
Con Homeless Ginga, in uscita il primo marzo, prende il via la rubrica AcidiPrima. Dischi in anteprima, video in anteprima, e tante altre cose belle.
Il disco sarà in streaming integrale fino alla data d’uscita.
Buon ascolto.
clicca qui per lo streaming e il video.
il nuovo video delle Amavo: Jello.
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E finalmente arriva anche qualcosa delle Amavo, il duo noisecore veneziano più rumoroso e affascinante che la nostra penisola può offrire (senza nulla togliere agli altri duo). Jello è il primo estratto da Gracefool nuovo album in uscita a marzo per FromScratch e Jena Dischi, disponibile sia in versione “normale” (ma nemmeno tanto) visibile qua sotto, sia in versione 3d (visibile qui).
le AMAVO sul web:
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Wikipedia: Facebook is a social networking service and website launched in February 2004, operated and privately owned by Facebook, Inc., Facebook has more than 845 million active users. →
i nuovi video di Ka Mate Ka Ora e Sex Ex.
La DeAmbula Records (indie label che vede tra i suoi Ulan Bator, Pineda, Marigold e (p)itch tra gli altri) annuncia in questi giorni l’uscita del nuovo video dei Ka Mate Ka Ora, tratto dall’album “Entertainment In Slow Motion“.
Il terzetto pistoiese ci accompagna, con questo video, tenendoci la mano tra shoegaze e slowcore.
i KA MATE KA ORA sul web:
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DEAMBULA RECORDS sul web:
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E, cambiando totalmente genere, anche i Sex Ex, quartetto sparso un pò in tutta Italia, rilasciano in questi giorni il loro primo video. Tra rabbia noise e urla, tra movimenti post e cantato in italiano. Vuoi Giocare? Bene, questa è roba che fa per te.
i SEX EX sul web:
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SOUNDCLOUD
Joy As A Toy / Germanotta Youth – Split (2011)
Un viaggio in aereo di un quarto d’ora. Tratta: Bruxelles-Roma. Prendete posto. Allacciate le cinture. Si decolla. Joy As A Toy e Germanotta Youth faranno da colonna sonora al vostro viaggio.
I primi, un trio belga, su facebook si auto-etichettano “vampire rock” e non hanno tutti i torti, anche se ci starebbe meglio “horror rock”. Non a caso, il primo pezzo è il personalissimo riadattamento di Profondo Rosso, colonna sonora dei Goblin dal film di Dario Argento, anno 1975. Niente da dire, una cover perfetta, fedelissima all’originale ma comunque personalissima. Ma è nel secondo episodio a firma Joy As A Toy che il gruppo dà il meglio di sè: the monster, uno schizofrenico e rumoroso psycho-tutto, come se i Mr. Bungle giocassero a ping pong sotto anfetamine. La pazzia del gruppo di Patton e compagni e la demenzialità di alcuni Agaskodo Teliverek.
I Germanotta Youth, invece, sono meno scherzosi e più pesanti: un’orchestra, allo stesso tempo, house e death-metal, se non addirittura grind. In wardenclyffe tower, fondata su ripetitività e rumorosità, sembra quasi che degli aerei da caccia bombardino migliaia di rave party frequentati da patiti dell’horror. E, sempre rimanendo sul tema horror, anche il rumorosissimo trio romano decide di omaggiare un film slasher degli anni 70: Halloween di John Carpenter, considerato dalla critica uno dei capofila della serie. Per mano dei tre terroristi capitolini la cover è un pò meno fedele rispetto a quella proposta dai Joy As A Toy. Anzi, diciamo pure che, piuttosto che una cover, è una sorta di stravolgimento totale. Come se il corpo dell’originale colonna sonora sia tenuta in vita solo nei primi venti secondi del pezzo, per poi essere brutalmente mitragliata di colpi. Immaginate una mitragliatrice caricata a doppia cassa. Ecco, la sensazione è esattamente quella.
Uno split breve ma intenso (diciamo pure “tredici minuti di malditesta”) non per orecchie deboli tantomeno per ascoltatori non abituati. Se poi volete avventurarvi, concedetevi un assaggio su bandcamp, dove trovate l’intero split in free streaming, ma non dite che non vi avevo avvertito.
i JOY AS A TOY sul web:
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i GERMANOTTA YOUTH sul web:
MYSPACE
Etichetta:
Cheap Satanism.
M.I.L.F. – Happy Milf (2010)
“Oh, Acidiviola, finalmente hai capito che devi abbandonare la musica e buttarti sul porno per avere un seguito!”.
No, mi dispiace ragazzi. So bene che in Italia si fa più fortuna coi porno che con la musica, ma purtroppo sono qui a parlarvi della seconda categoria. Che poi manco tanto “purtroppo”, dato che il gruppo in questione è un gruppo davvero coi controcazzi. Proprio non ce la fate a sopportare l’ennesimo pippone da parte mia per sostenere una buona band? Allora, andatevene sulla pagina facebook dei M.I.L.F. e seguite le loro influenze, qualcosa di interessante la troverete di sicuro. Se invece, stranamente, vi interessa il loro primo lavoro, intitolato Happy Milf, posso cominciare dicendovi che sono un duo chitarra e batteria con l’aggiunta di un fonico/produttore che si occupa degli effetti e che, per rimanere in tema, definiscono il loro genere “porn jazz”.
La ricetta è semplice, ma non per questo priva di originalità e sorprese. Già dal primo secondo di squirt (si, tutti i titoli, o quasi, saranno a tema) suoneranno schizofrenici e martellanti come gli Slayer che se ne vanno al cinema, a vedere un film horror. O come i Mr. Bungle più calmi che se ne stanno davanti alla tv a vedere un film di spie. Con la piccola variante che alla spia protagonista piace legare i propri nemici, per trarne piacere: “il mio nome è Bondage, James Bondage“. In happy milf zero distorsioni e jazzismi che si sprecano… è quasi come la sigaretta post-amplesso della Milf felice. Continuando, con busty japanese, si va su cose più pesanti: il cantato di Mike Patton nei Mr. Bungle più rilassati, alcuni viaggi dei Mars Volta e i rientri in patria jazzcore dei Luther Blissett. E in Italia si resta anche con Josè, una schizzata danza per ansimi, che collega il duo/trio pescarese ai Bad Mexican di Siena. Mentre il colpo di grazia finale è dato da Heather Brooke is my copilot, lì ad omaggiare tanto i newyorkesi nowavers God Is My Co-Pilot quanto la famosa (e in salute) star californiana del porno: l’incedere del pezzo ti porta quasi a sentirti nel deserto, in sella ad un cavallo che procede lentamente mentre tu, disteso sopra e col cappello calato sugli occhi, cerchi di non dare troppo peso al sole che ti scalda il cervello. Come Terence Hill in “Lo chiamavano Trinità”, insomma. Sabbia, caldo, serpenti, cactus, banditi. C’è tutto. Attacchi di indiani metallari, inclusi.
i M.I.L.F. sul web:
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Etichetta:
Grammofono alla nitro.
il nuovo video dei Mauve: Ahab.
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i Mauve sono in quattro e sono di Verbania. Hanno una manciata di uscite alle loro spalle e dall’ultimo The night all crickets died (uscito per la piemontese Face like a frog Records) è estratto il video che stiamo per presentare: Ahab. Tra noise e new wave, con una originalità tutta loro.
i MAUVE sul web:
BLOG
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Etichetta:
Face Like A Frog Records.
Bologna Violenta – Utopie e Piccole Soddisfazioni (2012)
Ormai tutti sappiamo chi è Bologna Violenta, quindi è inutile spendere parole e parole per presentarlo. Mi limiterò a dirvi cos’è questo Utopie e piccole soddisfazioni, suo ultimo lavoro uscito per Wallace Records e Dischi Bervisti, dopo quel “Il nuovissimo mondo” che riuscì a spiazzare un pò tutti due anni fa, ormai. Non mi fermerò nemmeno più di tanto a dire quali sono gli strumenti scelti dal Manzan per costruire le sue ventuno (e sottolineo ventuno) tracce dell’album. Ci sono scariche di drum-machine che quasi portano alla mente quegli schizzati degli Atari Teenage Riot, mitragliate di chitarra distorta, violini che a volte “spezzano” e altre collaborano. Ci sono meno citazioni cinematografiche, ma il tocco, a marchio Bologna Violenta, si riconosce dal primo secondo.
Un album, questo, che si apre con un discorso di fine anno, con l’atmosfera quasi da marcia funebre. Un incipit che può essere sia un inizio che una fine, tra mille piccole soddisfazioni, a volte fin troppo piccole, e tante utopie. La prima, è lì, ci viene incontro a pochi secondi dall’inizio: “la repubblica italiana fondata sul lavoro è una realtà che si afferma con forza sempre crescente…“. Vera, forse, nel lontano 1967, quando il presidente Saragat la esclamò, ma oggi una vera e propria meta irrangiungibile. Ci sono le classiche cose Manzan-iane: batterie elettroniche che duettano con interventi d’archi quasi a ricordare dei vecchi sparatutto fuori controllo (le quasi-attaccate vorrei sposare un vecchio e utopie, costruirò un castello per lei, lasciate che i potenti vengano a me, popolo bue e le armi in fondo al mare); impazzimenti 8-bit tra mille e mille distorsioni (sangue in bocca o la bomba in procinto di esplodere terrore nel triregno); scivolate in qualcosa di addirittura punk hardcore (è sempre la solita storia, ma un giorno muori e lutto della testa); grindfiabe moderne tra Musica Per Bambini e Zecchino d’oro (remerda, uno dei punti più alti dell’album); stacchi in cui le distorsioni vengono dimenticate (intermezzo); bombardate di techno-rumore quasi à la Germanotta Youth (il convento sodomita); brani lounge boicottati da distorsioni Manzan-iane (il bimbo e transexualismo che nel finale diventa qualcosa di davvero affascinante) e piccole soddisfazioni radiofoniche tra liscio, swing, dance, neomelodico napoletano, lirica, discofunk per poi ritornare sui passi di sempre. E poi, beh, poi ci sono gli amici. C’è Aimone Romizi dei Fast Animals And Slow Kids che presta voce alla cover di valium tavor serenase. Una cover perfettamente al passo coi tempi: se nei CCCP lo stacco era affidato al liscio, nella versione di Bologna Violenta è da dancefloor (se non proprio da gay bar). Ad indicare che i tempi cambiano, così come le mode e le cose da ballare. C’è Jay Randall dei maestri del cybergrind Agoraphobic Nosebleed che abbaia nei trentatre secondi di you’re enough. C’è Franz Valente, batterista di One Dimensional Man e Il Teatro Degli Orrori, ad urlare in mi fai schifo, che nei primi secondi potrebbe far pensare a tutt’altro ma che in realtà è a tutti gli effetti un pezzo crust.
Ventinove minuti per ventuno pezzi (gli Agoraphobic Nosebleed insegnano) che potrebbero sembrare tutti uguali ma che, se presterete attenzione, finirete per riconoscere come indipendenti l’uno dall’altro.
BOLOGNA VIOLENTA sul web:
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Wallace Records, Dischi Bervisti.
#11: Skinny Blues.
Per questo appuntamento dei Funghi vi proponiamo un duo di rock’n'roll scarno, essenziale e vecchio stile. un duo contrabbasso e chitarra: gli Skinny Blues. All’attivo hanno ancora pochissimo (di registrato qualcosa la trovate su soundcloud, o qui sotto) ma dicono che live siano uno spettacolo da non perdere assolutamente. A voi l’ascolto e il giudizio finale.
il nuovo video di Love Yourself First: 40 anni fa.
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Per quanto mi riguarda 40 anni fa è l’episodio migliore del primo lavoro di Love Yourself First (al secolo Michele Maraglino). Il primo estratto dall’EP non taggarmi nelle foto la mia vita non mi piace uscito in free download per La Fame Dischi. Buona visione.
LOVE YOURSELF FIRST sul web:
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BANDCAMP (l’EP in versione Plus)
SOUNDCLOUD (l’EP in tutte e due le versioni)
Etichetta:
La Fame Dischi.








