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A Small Document – The New Middle Age (2011)

ascolta song of Robespierre:

“Insolita Orchestra Psichedelica” è la definizione che si auto-attribuiscono gli A Small Document, trio toscano con membri di Los Dragos, Casanovas e Centherbe. E di psichedelia in The New Middle Age, album uscito a marzo duemilaundici, ce n’è un bel pò. E c’è tanto blues rock, c’è tanto rock’n'roll, ci sono tanti anni sessanta e settanta suonati, però, con sonorità più vicine ai giorni nostri. Armati solo di chitarra, batteria e voci i tre muovono i primi passi con muddling head nella quale mettono subito in chiaro le coordinate principali del loro sound: rock’n'roll e garage a secchiate per suonare scarni pur riuscendo a trascinare l’ascoltatore. The new middle age ricorda un pò (per la voce) il Bob Dylan di Like a rolling stone: un pezzo rock’n'roll dei migliori, che ti entra in testa e difficilmente ne uscirà, se non dopo un bel pò di tempo. E poi lasciatemi citare la falsa partenza sui due minuti, che – ascoltandola – mi ha reso davvero felice. Con song of Robespierre si cambiano un pò le sonorità, ma non lo spirito di fondo: due minuti appena (troppo pochi, secondo me – ma in fondo il pezzo è bello anche per questo) di breve e veloce psycho-punk. New Strange Red Flavour si tiene sempre sul rock’n'roll anche se spara gli amplificatori a mille abbondando con le distorsioni. La brusca frenata arriva con shock down, che rallenta l’album in un pesante blues psichedelico (un pò Soundgarden, un pò Kula Shaker), diluito e visionario che dai cinque minuti in poi rimane nell’aria a planare tra i vari feedback. E anche word’s loser, più o meno ha la stessa struttura, anche se come pezzo è più diretto, più veloce. Dopo i quattro minuti, invece dei feedback visti in precedenza ci troviamo a vagare in un deserto psichedelico, tra echi vocali e lenti incedere strumentali. A far da ponte tra i due brani c’è mind’s balloon, con quell’avanzare tipico dei pezzi che sanno catturarti. Un brano che a me ha ricordato queen bitch di David Bowie, anche se non saprei spiegare bene il perchè. Dopo due tracce – Billy boy’s trip e desert road – che riportano alla mente gli episodi rock’n'roll iniziali, ci troviamo a spendere gli ultimi minuti con Frank has gone: di nuovo un desertico hard rock, pesante e distorto, non proprio velocissimo, che chiude così la “nuova età di mezzo”, tre quarti d’ora in buona compagnia di rock’n'roll e scivolate nell’harder.

gli A SMALL DOCUMENT sul web:
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Etichetta:
Black Nutria.



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