
Allan Glass – Guzznag (2012)
Gli Allan Glass sono un duo di vicino Alessandria. Due simpatici ragazzi che si “perdono”, giocando con synth e drum-machine oltre che con gli strumenti tradizionali, tra psichedelie e rumori vari. Con già un ep (nel 2008) alle spalle, intitolato “Stanze Con Crepe”, ritorneranno alle nostre orecchie con il cinque tracce Guzznag, il venti gennaio del nuovo anno . Un ep che nasce tra psichedelie varie e rumori, a ricordare l’avvio di un motore aerospaziale. Ed è così che dopo manco due minuti passa satellite tra le dune, l’intro. Il sergente, invece, è un brano che è più vicino alla realtà “da garage”. Chitarra e batteria, si fondono insieme, sotto un cantato in italiano, che ricorda due progetti bergamaschi, uno famoso (i Verdena, i primi album per essere precisi), l’altro un pò meno (i Gea, qui in una versione un pò meno “punk”). E se state là-là per lamentarvi della durata fin troppo breve dei pezzi, non disperate: i primi due brani potrebbere essere visti anche come una sorta di “preparazione” al vero centro dell’ep: 5 giorni bugiardi. Il lunghissimo (ma non pesante) pezzo post-rock, a volte addirittura un pò desert, che vi terrà impegnati per dieci minuti buoni tra i suoi innumerevoli cambi di scenario. Non mi stupirei se fossero cinque, come suggerisce il titolo, ma non mi sono messo a contarli. Posso solo dirvi che il pezzo in questione rientra tra i brani oltre i dieci minuti che non annoiano, cosa molto difficile nel panorama post. Con la sua eterna salita verso l’incazzatura finale, lenta e strisciante, poi arrabbiata e “veloce”, poi di nuovo a rallentare e con un finale che, anche se so che non c’entra niente in un progetto del genere, ricorda “aluminium” dei White Stripes. Comunque, dimentichiamo questa piccola parentesi e torniamo a noi: la frenata finale del terzo brano ci prepara ed “abitua” alle sonorità più morbide di Marty’s swallow. Un episodio quasi folk. Un incontro tra voce e chitarra in cui gli altri strumenti (la batteria, ma anche la tastiera e gli interventi elettronici) sono lì a colorare in maniera psichedelica e con fare che potrebbe ricordare, perchè no, anche qualcosa di space-rock. A concludere l’ep c’è a cena con Woland: un outro tra glitch e space rock (ancora), tra una colonna sonora splatter e riverberi “satanici”. Si, il termine “satanico” non è usato a caso: Woland, infatti, è uno dei nomi tedeschi del Diavolo. Lasciatevi prendere per mano, quindi, e sopportate un pò il caldo. State uscendo dall’ascolto di un buon ep, onesto, con buone idee. Buone idee che sono un invito al riascolto, che non fa mai male.
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Etichetta:
The Toilet Smokers Club Records.









