
Amor Fou – La Stagione del Cannibale (2007)
Il primo ascolto de "La Stagione Del Cannibale", primo album degli Amor Fou, è stato in un treno, dove la testa era libera da pensieri e concentrata esclusivamente alle canzoni. Devo dire che è stato proprio un bell’impatto, già dal primissimo ascolto, forse perchè ho riconosciuto subito la voce del bravo Alessandro Raina (ex Giardini di Mirò e N00rda), non tralasciando gli altri essenziali membri del gruppo, ovvero: Cesare Malfatti (La Crus, Dining Rooms, N00rda), Leziero Rescigno (La Crus, Alessandro Raina), Luca Saporiti (Lagash).
Per chi ha un orecchio abituato all’Indie-Pop noterà che c’è qualcosa di "diverso" in questo gruppo, qualcosa di un po’ più impegnativo e toccante rispetto al classico Pop, forse perchè in alcuni pezzi si può ritrovare qualche somiglianza con i Giardini di Mirò, ma sta di fatto che con la loro melodia riescono a trasmettere messaggi stimolanti ed emozionanti per la nostra mente. L’uso dell’elettronica rende il loro stile ancora più leggero e mai banale, che ci trasporta grazie soprattutto ai testi, nei lontani anni ’60.
Ma come è nato “La Stagione del Cannibale”?
L’album nasce dall’incontro tra gli Amor Fou e due persone , per l’esattezza di Adele H. e Paolo M., che con loro storia d’amore iniziata e finita in un epoca dove l’Italia viveva le varie “stragi” (tra tutte quella di Piazza Fontana), colpirono fortemente il gruppo, e come illuminati da questo racconto decisero di amalgamare il tutto con la loro musica e le loro passioni, e così a metà Ottobre del 2007 diedero vita questo affascinante disco.
L’album è composto da dodici tracce progettate con una base elettronica, che da quel senso di leggerezza e tranquillità, con un buon tempo della batteria e con una voce che colpisce molto, per la sua “potenza calma”, come se stesse cantando in una situazione dove si può stare solo in silenzio. Tutto questo insieme di elementi innescano una serie di emozioni, iniziando con una senso di rilassamento, passando dalla pelle d’oca e finendo con una voglia liberatoria di cantare.
Dal vivo rendono molto, fanno un buon uso di assoli, che ricordano molto i Giardini di Mirò e la psichedelia dei vecchi Verdena in alcuni casi, però non tralasciando mai la loro timbrica romantica e indie pop.
Giungendo alle conclusioni, trovo azzeccatissima l’uso della lingua italiana nei loro testi, che esaltano il contesto e le vicende, ma sopratutto perchè se ne sentiva la necessità di un gruppo indie/pop puramente italiano affermato di questo calibro.
Gli Amor Fou con la loro leggerezza rendono spensierate le nostre teste e ci fanno sognare; ora non ci resta che aspettare il secondo album.









