
Black Rainbows – Supermothafuzzalicious!! (2011)
Roma (o “ROMAtherfucker“, come direbbe qualcuno). Tre simpatici omini tossiscono il loro terzo album, in meno di cinque anni, dal titolo Supermothafuzzalicious!!. Tossiscono perchè? Forse perchè è troppo pesante l’aria desertica che si respira nel loro lavoro? Può darsi. Di certo c’è un bel pò di stoner e desert nei nove pezzi che compongono l’ultimo lavoro dei romani Black Rainbows, ma c’è anche altro.
Nella iniziale burn your nation, che mette in chiaro già un paio di cose riguardo il sound del gruppo, arrivi a sentire i Black Sabbath (con i quali condividono il nero del nome, ma non solo), soprattutto nell’assolo e lo strumentale che continua “sotto” (Paranoid? me la sto sognando?), che si divertono coi Kyuss. E, senza abbandonare minimamente la forza con cui sono partiti, si continua in behind the line. Più swingata della precedente ma sempre tanto stoner, che più di un’influenza sembra una vera e propria religione. Mastermind strizza l’occhio alla psichedelia e la distorce non poco. Distorsioni desertiche ed elettroniche psichedeliche (come poi accadrà pure in solar system), che degenerano in uno stacco (sui quattro minuti) che ricordano gli ultimi White Stripes, quelli di Icky Thump, per capirci. E come capitato agli inizi, con feel the beat ritorna alla mente il gruppo di Garcia e Homme, anche se ci si muove più su una sorta di blues pesante. Ed è qui che arriva lady, un blues’n'roll che si affaccia tra intromissioni effettistiche, organi à la Deep Purple e stacchi vocali che farebbero invidia ai Beach Boys (farà fede il minuto 1:39). Il pezzo che più in assoluto ti riporta indietro nel tempo, con i suoi diversi elementi. Mother of the sun ha dalla sua una buona orecchiabilità, con i movimenti di chitarra che facilmente ti entrano in testa e difficilmente accennano ad uscirne. Movimenti di chitarra che ti farebbero venire voglia di scuotere la testa anche col collo spezzato. Brain circles rende omaggio a gruppi rock’n'roll degli anni 70 (i Led Zeppelin, ma mica solo loro) dichiarandogli fede assoluta. Ed è innegabile l’appartenenza e la fedeltà al genere di cui sopra. Che poi se qualcuno di voi fosse ancora scettico ci pensa I love rock’n'roll a convincervi. Col titolo che può essere sia una citazione che una dichiarazione vera e propria, ma anche con la sua sonorità da blues pesante, suonato da un gruppo che nel registrarla si è davvero divertito (si sente). Per poi finire in cosmic flower blues dove, ancora, si mischia blues e stoner, anni settanta e novanta, senza nessuna difficoltà.
Ed arrivati a questo punto vi accorgere di aver passato tre quarti d’ora ascoltando un gruppo che allo stesso tempo può portarvi indietro sia a venti che a quaranta anni fa, risultando comunque “nuovi” nell’ascolto.
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