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dance-punk

Polar For The Masses – Silence (2011)

ascolta the last man:

È a febbraio di questo anno che i Polar For The Masses, arrivano a noi con il loro terzo album: Silence, un album che con il silenzio ha poco a che fare. Un album che attinge dall’hard rock, dal noise, ma anche dai dancefloor più caldi. Ad introdurci in questo album è consequences, con un giro di basso che ci tiene per mano sopra un tappeto di rumori e strizzando l’occhio a qualcosa di noise. Con l’impronta hard rock che senti già dal primo secondo, anche se il contesto sembra cambiare ad ogni inizio di brano. Rust, secondo brano, è – allo stesso tempo – pesante e orecchiabile. Quasi un hard-pop, distorto e leggero senza contrasti tra le due cose. E quando il basso comincia a muoversi un pò di più, come nell’inizio di dismembered, senti che è quasi ora di scendere in pista: ballando o pogando non importa, l’importante è che ti muovi. Con una chitarra che ricorda qualcosa dei Killers, l’atteggiamento danzereccio degli Electric Six e le scivolate nell’harder dei Wolfmother, ti accorgi che il ritmo di prende sempre più. E continui a muoverti anche con sailing away, che – per quanto può sembrare assurdo – sembra una sorta di dance-stoner: immaginate un dancefloor nel deserto …fatto? ecco, ora mettete su una playlist darkwave. Cominciate a ballare. La voce richiama il post-punk degli anni ’80, la musica qualche gruppo psichedelico-stoner, il risultato finale è qualcosa di affascinante, che riuscirebbe a farvi muovere anche nel bel mezzo di una tempesta di sabbia. E restando tra la sabbia, u.t.w. è la nascita di un ciclone desertico. Ci mette un pò a nascere, tra chitarra-batteria-voce, ma quando lo fa – alla fine – scoppia  tra computer impazziti e batterie martellanti, sopra un tappeto di “frullate” chitarre psichedeliche. The last man, un pezzo che si farà ricordare per tanto tempo, è il ritorno sul ballabile più affascinante che il gruppo possa offrire: un garage-rock guidato dal basso, che sa fare da giusto tappeto alla voce. È un pezzo che finisce e rinasce spesso. Uno di quei brani che negli U.S.A. potrebbero invidiarci senza problemi. Per non parlare di ignorance, poi, veloce e schizzato, più e più volte stoppato e ripreso. Una buona dance-punk a più voci, sia rock’n'roll che ballabile. Un pezzi che ti sbatte qua e la per tre minuti buoni, ansioso di sentire cos’altro ha quest’album per noi. Ed è il “divertimento” finale guilty, che ci accompagna verso la fine: un punk da giornate spensierate, da occhiali da sole e alcolici a profusione. Insomma, meritano un bel pò i Polar For The Masses, se già su cd riescono a farti muovere così tanto.

i POLAR FOR THE MASSES sul web:
WWW
FACEBOOK

Etichetta:
Black Nutria.

Drama Emperor – Self Titled ep (2010)

Quante cose diverse possono esserci in un ep di sole cinque tracce? Tante. Buon esempio può sicuramente essere questo self-titled. Elettronica, noise-rock da dancefloor, dance con una spolverata di punk. Un piatto appetitoso insomma, da usare con cautela solo perché il contorno è un secchio di veleno. Tutto è cattivo, anche se gli elementi di base sono pochi e facili. Questo ep è un semplice ma molto interessante esperimento. Un esperimento mirato a provare come si può far ballare la gente urlando come matti (“alarm”), distorcendo chitarre e bassi o colorando i brani con riff di tastiera/synth al limite della dissonanza (“decadence” ma anche la traccia finale). Tra piano, rumori, elettronica (soprattutto “distance”), corde distorte, cose à la My Awesome Mixtape (“the bunker”) e finti inizi lenti (“ghost reasons”, che poi non si velocizza più di tanto, però si incattivisce un bel pò) questo ep è una vera bomba, un buon antipasto che anticipa un sicuro full-lenght di gusto.

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etichetta: ANOMOLO RECORDS

we are contraband – hard bass guerriglia (2010)

 i we are contraband, duo bolognese di musica particolare basso e batteria, arrivano con "hard bass guerriglia" carichi di tantissime, interessanti influenze. giocando divisi tra hard rock, punk e drum’n'bass ci presentano quaranta minuti del loro personalissimo genere. i primi tre minuti sono una cover di uno dei pezzi più interessanti, di sempre, del panorama italiano relativo al periodo beat. "urlo negro", brano originariamente dei Blackmen, riarrangiato in maniera più aggressiva riuscendo a trasmettere stupendamente la rabbia del testo e il cantato ("ti odierò finchè il signore non mi porterà con sè" è comunque una bella frase). "dexter e la motosega" è il brano in cui si sente di più l’influenza hard rock del gruppo (insieme a "trapano e trapunta"). "ci sta sul cazzo quando dicono che assomigliamo a qualcun altro" sembra una semplice jam, un divertente giro con qualche piccola variazione che mira a dare più risalto al titolo che alla musica. con "sensoinverso" si può capire in pieno cos’è la guerriglia hard bass: giri di basso che degenerano in un vero punk spedito e veloce con stacchi da capogiro. le mille e mille influenze che costituiscono il bagaglio del gruppo saltellano qua e là dai gruppi di Mike Patton ai Battles, dai Death from above 1979 agli italianissimi Lnripley. difficile da catalogarli tutti, e allora ci aiutano loro: "morphine", omaggio al gruppo di Mark Sandman, è un brano che cresce tra un basso incalzante e una batteria vicinissima alla drum’n'bass, e che per un momento abbandona il classico sound della band. e se volessimo citare, prendendoli anche un pò in giro, i Bluvertigo? a volte "la crisi" è solo una scusa per fare lo stronzo – dicono. quando poi le sonorità si anneriscono, si appesantiscono, si incupiscono che succede? inizia "nero": con un basso pesante e scuro aiutato da una batteria che si incazza non poco (cose che accadono pure in "l’antipasto", altro bel pezzone ultradistorto). continuando, troviamo un altro pezzo strumentale, "musefighters", dedicato in maniera simpaticamente critica ad "aero-zeppelin" dei Nirvana. "centoventi" è un pezzo dal cantato rap, con un ritornello punk, degli stacchi funk e un assolo di basso di tutto rispetto. e infine, "propaganda" è il vero manifesto del gruppo, un gruppo che non fa propaganda, ma solo buona musica, davvero coi controcazzi.

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