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dubstep

Luham – Blue (2011)

Lettore Mp3


Hai presente quelle notti dove non sai far altro che stare davanti allo schermo del pc, mentre le lancette dei secondi girano come protoni attorno ad un nucleo e il frigo inizia a fare lo stesso rumore della radiazione cosmica di fondo? (cose non ti capita mai?) Ecco BLUE è d’ascoltare in quei momenti di dove la mente viaggia nel sovrappensiero più totale. Esordio al cubo quest’album: sia per LUHAM; progetto solista che fonda dubstep, trance e deep-tecnho con disinvoltura; che per la giovine etichetta Plunk Records. E l’esordio è davvero interessantissimo! BLUE va ascoltato come un mantra interno della coscienza; la voce si adagia sul tessuto elettronico imbastendo paesaggi sonori davvero suggestivi, dall’esoterico trip di “YEWELL” dove l’eletronica viene declinata vs la deriva post-pop degli ultimi RADIOHEAD; alla bellissima “FIGHT” (cazzo sembra di ascoltare i primi DEEP DISH); l’ossessiva “ZENANA” naviga fra la CHILLOUT più dark diventando un trancepop da POSTRAVE! I RADIOHEAD ritornano versione KID A impastati di MOTEL CONNECTION in “ELE“; ed arriva anche la dubstep (“Blu Katrine” e “DBSt“) dove il tessuto elettronico e le basi si fanno sempre più ossessive e ritmate, quasi claustrofobiche (“SLACK“)! “BUB” è la fusione fra le due anime del disco, l’eletronica malatissima e l’alienazione da paesaggio desolato (e desolante) insomma echi di APHEX TWIN ed ORBITAL; ci sento anche un po’ di marzialità sadomaso stile EBM. “PLEASURE” è la CHILLWAVE versione LUHAM che potrebbe anche intitolarsi AMBIENT WORKS 2011. “RHALL” è forse il pezzo più “solare” che a chiusura di un album così va benissimo e stempera un po’ il clima (ma solo un po’). LUHAM potrebbe essere tantaroba per l’elettronica nostrana; fare pop con il beat siderale non è facile e a BLUE forse manca solo il singolone che ti arriva come un pugno in faccia; ma se ti lasci prendere dalle lente e gelide trame, ecco vedrai blu d’appertutto…

LUHAM sul web:
BANDCAMP
SOUNDCLOUD
FACEBOOK

Etichetta:
PLUCK RECORDS

Aucan – DNA EP (2010)

Aucan, gruppo poliedrico, sfuggente, dalle mille sfaccettature, etichettato da molti come “uno dei gruppi più fighi del momento”, esce quest’anno con un EP che riesce ancora una volta a spiazzare l’ascoltatore per la maturità con cui il trio è sfuggito ai luoghi comuni dell’inflazionatissimo post-rock, imprimendo chiaro il proprio marchio sul disco. La distanza dall’album omonimo è davvero notevole: se allora si poteva percepire la pesante influenza di Battles e Don Caballero, e la loro propensione per ritmiche sghembe, tempi dispari, strutture para-jazzistiche, il tutto condito con inserti elettronici e le tipiche sonorità math-post-rock (dai Tortoise in giù, per intenderci), ora tutto questo viene sommerso da un marasma oscuro, pesante e filtrato secondo i canoni di una dubstep spaziale, mantenendo, però, vive le proprie radici post-rock strumentali. Nasce così un disco eterogeneo, multiforme e in continua mutazione.
La traccia d’apertura Rooko fa da ponte con il lavoro precedente del gruppo: la matrice math si sente eccome, ma già è l’elettronica a farla da padrone coi tastieroni riverberati a dettare i tempi del brano, che gode di una spinta impressionante, anche grazie all’ottimo lavoro alla batteria. Segue il pezzo più dub dell’album Crisis, ed è la perla: ritmi da dancefloor, tastiere acidissime che duettano con le chitarre altrettanto effettate (particolarità del gruppo è la presenza di due tastieristi-chitarristi, oltre al batterista) e l’ottimo contributo dell’onnipresente “Ragno” Favero ai pad elettronici. Un trionfo di ritmi sincopati e suoni marziani: dubstep 2.0. Ancora l’EP non cessa di mutare e rinnovarsi e si arriva alla title-track DNA, che pare il punto d’incontro tra l’elettronica ambientale degli Aphex Twin e l’avant-pop degli ultimi Radiohead; per la prima (e unica) volta viene inserito il cantato, etereo, distante, sommerso dai fluttui elettronico/ritmici, il cui testo è ispirato ad uno scritto di T. Leary. Post-rock atmosferico dal futuro. Segue Urano 2 che riprende la struttura del precedente Urano, arricchita dalla partecipazione straordinaria di Jacopo degli ZU alla batteria, la quale ha un ruolo centrale nello sviluppo jazzistico del brano. Chiude un’insolita traccia ambient-drone The Darkest Light, in cui la parte ritmica è completamente assente e mette in evidenza l’attenzione del gruppo per una particolare ricerca sonora, accompagnando l’ascoltatore al termine di questo immenso e mirabolante EP da poco più di 30 minuti.
Come scrivono gli stessi Aucan nel booklet digitale del loro DNA EP (scaricabile integralmente e ad alta qualità, per soli 3,90 euro dal loro space), citando il grande regista Lynch “Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell’acqua bassa. Se invece vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde”. E i nostri sono scesi davvero in profondità, speriamo riemergano presto con un nuovo full-length. Teneteli d’occhio.

|||MYSPACE||| DNA EP DIGITAL DOWNLOAD (HIGH QUALITY)
etichetta: Africantape

 

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