
Dyskinesia – Dalla Nascita (2011)
La musica dei Dyskinesia è qualcosa di unico nel panorama italiano attuale: una massa amorfa in continua evoluzione, un connubio tra sperimentazione e rumore pesante, pulsazioni industriali e paesaggi scabri e inospitali. Anche in questo ultimo album “Dalla Nascita” (prodotto ancora una volta da Frohike, del cui interessantissimo progetto parleremo più diffusamente in fondo), i nostri scelgono di non scendere affatto a compromessi, anzi intensificano e rendono più arduo il loro percorso di ricerca musicale, senza però rinunciare a massicce dosi di noise d’assalto. Insomma (che ve lo dico a fare ma ve lo dico lo stesso così mi tolgo lo sfizio) una delle cose più affascinanti e di spessore presenti nella nostra penisola, musicalmente parlando: un gruppo che fa dell’originalità e dell’espressionismo più introspettivo uno dei punti di forza della sua opera.
Qui la musica, che viene divisa in sei pezzi numerati e una title track nel mezzo (della qual cosa non ci potrebbe importare di meno), abbandona quasi definitivamente le strutture standard del metal e del post-hardcore, per modellarsi (la massa amorfa di cui sopra) nelle forme sghembe del noise sperimentale e d’avanguardia anni ’90, con qualcosa che ricorda i Gravitar e qualcos’altro i Flying Luttenbachers, senza però spingere il tutto alle estreme conseguenze ma mediando con elementi di drone/dark-ambient, che, se vogliamo, paiono presi in prestito dai maestri teutonici Inade. La sperimentazione para-jazzistica e l’attitudine alla violenza sonora, invece, mi riportano alla mente i progetti di JK Broadrick quali God e Ice.
La descrizione del contenuto dell’album è quindi quanto di più soggettivo e ostico e può essere intrapresa solo attraverso espedienti metaforici. Le lande deserte, ghiacciate e inospitali, rappresentate fin dalla cover e descritte dalla musica dei Dyskinesia, sono quelle della nostra anima: una sorta di allucinazione onirica, un profondo incubo in bianco e nero che arriva a scavare i recessi più nascosti dell’Io. L’opera si sviluppa sulla scia delle sue lente fluttuazioni, negando una qualsivoglia catarsi all’ascoltatore, che viene accompagnato in una discesa contemplativa nell’essenza stessa del Disagio.
Un album che non si riesce a raccontare ma che va assolutamente ascoltato. E qui arriviamo al punto cruciale della produzione di casa Frohike: i ragazzi dell’etichetta si sono messi in gioco utilizzando con grande intelligenza tutti i mezzi a loro disposizione per dare la giusta visibilità e
importanza alla band (anche alla luce della loro pluriennale collaborazione). Anzitutto l’album è scaricabile gratuitamente dal link sottostante; ma, allo stesso tempo, avrete la possibilità di finanziare attivamente la release aggiudicandovi una copia fisica del cd, che sarà corredato, per di più, da un packaging extra-lusso (succose anticipazioni: digipack a tre ante con annesso poster, all’interno di una busta di stoffa presumibilmente serigrafata). Un’operazione dall’alto valore simbolico e culturale oltre che artistico. Sostenere le cose belle fatte con passione, impegno e competenza, in Italia. Si può fare, dai.
I DYSKINESIA sul web:
SU FROHIKE (with free download/streaming)
WWW
BANDCAMP
Etichetta:
Frohike
Dyskinesia – S/T (2008)
L’album omonimo della band si apre dalla fine: “L’ultimo giorno”, prima del fallout nucleare s’intende; così comincia la tremenda (de)costruzione rumoristica targata Dyskinesia.
Quasi timidamente prende il via la prima traccia, con un riff chitarristico appena accennato, quasi un soundcheck, a cui risponde il frastuono montante degli altri strumenti. Descrivere il seguito è un’impresa assai ardua: il flusso sonoro accompagna l’ascoltatore nei paesaggi tipici dello sludge/doom, al cui interno però, la traccia si perde e viene dilaniata da divagazioni noise e lancinanti feedback chitarristici, accompagnati dal sempre presente suono dei synth versione Inade. Basso e batteria vanno ora a costruire la fase ritmica, ora a contribuire alla degenerazione rumoristica, perdendo la loro valenza tipicamente musicale. Tutto il brano è giocato sull’alternarsi di questi momenti e già butta addosso all’ascoltatore un carico non indifferente di immagini/visioni del clima post-apocalittico che pervade il disco. La band riesce nella difficile impresa di mantenere viva la tensione negando una facile catarsi assolutoria e liberatoria.
La traccia successiva (“Giorno zero”) prosegue il discorso, puntando decisamente sulla parte noise/sperimentale: qui la sezione ritmico-melodica è praticamente inesistente e tutto il pezzo si regge sulle semi-improvvisazioni dark-ambient dei nostri, in cui si avvicendano momenti di calma, accordi taglienti, grida disperate. Forse la traccia “migliore” dell’intero lavoro, di sicuro la più folle.
Segue “Il primo giorno” (e volevamo ben vedere), e il clima muta nuovamente, a farla da padrone è un’atmosfera post-rockeggiante ambientale in cui il lento incedere delle chitarre, che si muovono lungo il medesimo riff in maniera cangiante, circondate da un aspro arrangiamento, offre un tanto agognato quando fastidioso ristoro al “malcapitato” ascoltatore, che viene traghettato direttamente nel fulcro dell’album, cioè “Il secondo giorno”.
La struttura qui non è dissimile alla traccia precedente, ma la stratificazione sonora è ancora più spessa e avvolgente, praticamente il “rumore” generato nei primi due episodi del disco sembra ritornare nella forma “musica” in uno splendido brano, degno dei più cupi Isis, che esplode intorno al 10° minuto, per poi sgonfiarsi lentamente fino agli spasmi conclusivi: il cataclisma è alle spalle, la disperazione ha lasciato il posto alla desolazione e all’abbandono.
Chiude l’album un brano un po’ insolito: una sorta di outro dalla ritmica blues che poco ha da spartire con il resto del lavoro e sembra voler suggerire, sin dal titolo, l’ineluttabile rivincita delle leggi del cosmo sulla catastrofe: “Adesione al principio di conservazione dell’energia”.
Come ha scritto qualcuno riferendosi ad altri contesti: “l’ennesimo grande gruppo che l’Italia non merita”. Nonostante tutto, grazie ragazzi.
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