
el-ghor – mercì cucù (seahorse, 2009)
01 monsier paul (video)
02 j'arrive à voir
03 mémoire aide moi
04 laisse nous la mer
05 cucù-tète
06 qu'est-ce que nùvous voulez?
07 miss marianne
08 rien n'est parfait (video)
09 je dors debout
10 nessuno mi risponde
Essere una band italiana e cantare in italiano è una scommessa. Ma essere una band italiana (napoletana, per essere precisi) e scegliere di cantare in francese, può essere allo stesso tempo invitante e rischioso. Quello che offre il gruppo partenopeo è, comunque, un incrocio tra post-punk mai troppo distorto, ma che sa essere molto veloce e con un buon ritornello (“j’arrive à voir”, “rien n‘est parfait“), un art rock colorato da fiati, tastiere con arrangiamenti che un po’ richiamano i Clinic (come in “cucù-tète”, bel strumentale di meno di due minuti) e addirittura qualcosa di puramente post-rock (“mémoire aide moi“, “qu‘est-ce que nùvous voulez?“), con tanto di campanelline e archi, che stupendamente riescono a creare l’atmosfera giusta senza far notare così tanto la virata di stile. La ricetta di base è semplice ma, anche quando si rimane solo su basso-batteria-chitarra, c’è sempre qualcosa di particolare che ti fa innamorare un po’ di più, qualcosa di particolare che può essere una tromba o una tastiera ma anche una certa sfumatura/incazzatura della voce. L’uso del francese ci fa immaginare il gruppo che, in passato, ha speso del tempo ascoltando gruppi come Noir Dèsir o Ulan Bator. L’album si conclude con “nessuno mi risponde”, altro strumentale (se si escludono gli ultimi due secondi) che promette molto bene; se questo è il sound personalissimo del gruppo, qualcuno dovrà per forza rispondere.
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