
Tubax – Il Mondo Stava Finendo (2011)
ascolta t-rex:
A leggere la formazione dei bolognesi Tubax ti viene da pensare ad un qualsiasi gruppo post-rock, con gli strumenti base e l’aggiunta del synth. Premi play, ascolti il primo minuto e già stai lì lì per togliere il cd, annoiato. Aspetti altri quaranta secondi e… Puf! Il gruppo post di cui parlavamo in precedenza è svanito. Non esiste più. Prende piede sempre più un violentissimo disco-punkfunk, come se i Neo prendessero a pugni i Calibro 35. Ci troviamo, così, a dover dire che Il Mondo Stava Finendo del trio bolognese è un lavoro strano, dalle mille identità tutte diverse. Un album che si apre con t-rex, introdotta da un ronzio che esplode e sconfina sui migliori dancefloor, arrivando addirittura ad un finale che sa tanto di hip-hop quanto di drum’n'bass. E ancora funk, in carapace, con stacchi d’elettronica che niente hanno da invidiare ai migliori sparatutto; uno di quei classici brani che non ti fa pesare affatto la sua durata, ben oltre i sette minuti. E se la brusca rallentata iniziale di eola oirali vi fa pensare al jazz non sbagliate affatto: il funk stavolta arriverà solo dopo uno stacco degno della migliore fusion. Er nonno, con il suo titolo in romanesco ci porta a paragonare il gruppo ad un progetto proprio della capitale: l’elettro-funk di questo episodio si districa tra colonne sonore per spy-stories e qualcosa degli Squartet. Ed è pure bigfoot a sembrare un’ipotetica colonna sonora per un poliziesco: le spruzzate di synth-fiati ancora vicine ai Calibro 35, la voce iniziale effettata in stile j-pop, l’impazzimento rumoroso del finale, sono tutti elementi che rendono questo pezzo uno dei migliori dell’album. L’uomo pila, poi, il brano più breve dell’album, perchè non può essere anche il più veloce? E perchè no, anche il più rumoroso? Basso slappato e chitarra collaborano bene per tessere una tela funky delle più interessanti, mentre batteria e synth danno man forte per rendere il tutto tanto più rumoroso. Radar è una sorta di intermezzo post, con accenni di math, di jazz, di virtuosismo chitarristico, sempre senza dimenticare l’amore per il funk. Per la finale i topi non avevano nipoti ritornano in campo parecchi degli elementi già visti prima: la voce effettata in stile j-pop, l’immancabile funk, momenti fusion ed episodi ballabili (lo stacco vocale finale che un pò ricorda anche gli Eildentroeilfuorieilbox84). Tutte queste cose diverse, messe insieme, vanno a creare qualcosa che non deve essere passare inosservato. Un album assolutamente da ascoltare.
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Etichetta:
Megasound.









