
trivo – emoterapia (2008)
Trivo, artista foggiano sospeso in aria tra elettronica, folk, deliri e collage di suoni, atterra nel 2008 sul nostro pianeta, portandoci "emoterapia". Un mondo tutto suo, creativo e delirante, rigorosamente creato in solitario. Diciassette tracce completamente al di fuori degli stilemi folk, se non proprio da qualsiasi modello. Collega, nemmeno tanto alla lontana, di gente come Musica Per Bambini, l’album è una raccolta di scheggie di follia, favole, fiabe, visioni, tra gatti nel cervello e synth, persone ipnotizzate dalla tv, batterie elettroniche e samples di ogni genere. Trenta-e-qualcosa minuti in cui l’artista foggiano c’accompagna per mano nei meandri (malati?) del suo cervellino, da cui usciremo se non stupefatti quantomeno storditi. "ti piace ballare?" ci viene chiesto in "ho bisogno di qualcosa di cui non ho bisogno (cocaina)", mentre la voce di Trivo ci bombarda la testa continuando a ripetere il titolo, inframezzato da note di piano e rumori sempre crescenti. Non è affatto un album da ballare, anche se a volte le batterie riescono a risultare davvero coinvolgenti. Viaggiando nell’album, ciò che ci si presenta muta continuamente: in "tu non sei normale" il non-amico-di-charlie-brown riesce, per qualche secondo, a sfiorare anche lo screamo. Per poi ritornare, in "nero", nelle atmosfere folk più caute, se non proprio pop anche se elettronicamente boicottate. Non parliamo poi del fatto che "la mia donna è un pagliaccio opulento" suona come un pezzo dei migliori Prodigy, così come "talking to van vera" se solo questi avessero mai campionato uno schiacciapensieri. Strano, insomma, come lavoro, e se pensate che questo è solo un demo autoprodotto (e in download gratuito) vi verrà sicuramente un pò di curiosità (e forse un pò di paura) di sapere cosa combinerà questo essere in futuro. Sicuramente non restererà un "Artista Sconosciuto".
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