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elettropunk

L’amo – Di Primavera In Primavera (2011)

ascolta Distratto:

Tra gli ultimi lavori partoriti dalla napoletana Fallo Dischi, aiutati dalla già conosciuta To Lose La Track, c’è il dodici pollici dei L’Amo. Di primavera in primavera è un album composto da dodici brevosità tra punk ed elettronica, che il gruppo riassume sotto l’etichetta “thai-gay-punk“. I napoletani, in questa, si trovano a mischiare post-punk e new wave, elettronica e cose che rimandano all’emo in totale libertà e senza trovare nessun tipo di ostacolo. Qualcosa l’avevamo già ascoltata nel tre pollici uscito a gennaio sempre per la fallodischi. Qualcos’altro spazia dalla new wave (interrotta dalle distorsioni come in Curzio Malaparte o che sconfina nell’emocore in Sembrava facile) all’elettronica (i due stacchi elettro-calcistici: Aurelio de Laurentis, musa e maestro e Sulla svirilizzazione di Quagliarella) fino a ricordare da molto vicino i Wavves, con Eziologicamente e Mario Orsini va in città, con un titolo che sembra rubato da Cartoon Network. E poi c’è tanto emocore in questo disco, che starebbe bene accanto a cose dei Verme e dei Gazebo Penguins. Una cosa che ti fa capire quanto la collaborazione con la To Lose La Track non sia un caso. E allora, già dalla iniziale dura la vita del superdotato passando per sembrava facile e le parole sono orpelli del METAL (con synth che sembrano quasi cori da stadio), tutti ad urlare il testo in buona tradizione emocore degli anni novanta. Un buon lavoro che trovate in download gratuito sul sito dell’etichetta napoletana ma che, si vi va di supportare il gruppo, potrete regalarvi anche in vinile. A voi la scelta.

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Etichette:
FalloDischi.
To Lose La Track.

Drama Emperor – Self Titled ep (2010)

Quante cose diverse possono esserci in un ep di sole cinque tracce? Tante. Buon esempio può sicuramente essere questo self-titled. Elettronica, noise-rock da dancefloor, dance con una spolverata di punk. Un piatto appetitoso insomma, da usare con cautela solo perché il contorno è un secchio di veleno. Tutto è cattivo, anche se gli elementi di base sono pochi e facili. Questo ep è un semplice ma molto interessante esperimento. Un esperimento mirato a provare come si può far ballare la gente urlando come matti (“alarm”), distorcendo chitarre e bassi o colorando i brani con riff di tastiera/synth al limite della dissonanza (“decadence” ma anche la traccia finale). Tra piano, rumori, elettronica (soprattutto “distance”), corde distorte, cose à la My Awesome Mixtape (“the bunker”) e finti inizi lenti (“ghost reasons”, che poi non si velocizza più di tanto, però si incattivisce un bel pò) questo ep è una vera bomba, un buon antipasto che anticipa un sicuro full-lenght di gusto.

||| MYSPACE ||| PAGINA SU ANOMOLO ||| [download gratuito]
etichetta: ANOMOLO RECORDS

Lush Rimbaud – The Sound Of Vanishing Era (2009)

Se avete bisogno di un buon album post-punk noiseggiante, questo The Sound Of Vanishing Era può dimostrarsi qualcosa di perfettamente azzeccato. Con ogni strumento al posto giusto, rumoroso quanto basta a fartene volere sempre di più, con suoni organizzati divinamente da un Fabio Magistrali sempre più dappertutto. Ed è la title-track, primo brano di questo piccolo gioiellino, a farci capire tutto questo. Quanto l'album può cullarti nella sua rumorosità, al punto che manco ti rendi conto che (il primo pezzo, Sounds Of The Vanishing Era) è durato quasi sei minuti. Altra cosa che (mi) affascina di questo cd è la non-presenza del cantato screamo. Molti altri gruppi, in pezzi così aggressivi avrebbero urlato fuori il testo in un modo che molte volte risulta seccante. Qui, in tutti i brani, ma soprattutto nella seconda traccia 2009 Crusade, è la musica che ti aggredisce, e le voci seguono facendo un ottimo lavoro. Nella successiva They Make Money (We Make Noise) troviamo un fiero atteggiamento punk, sia nella musica che nel pensiero espresso fin già dal titolo, e un vero pugnoinfaccia che ti colpisce in pieno. Più avanti, in God Trip, brano che inizia in una sorta di noisy-funk e si trasforma lentamente con alcuni movimenti che riportano alla mente l'emo degli anni novanta (gli At The Drive-In, ma non solo). Immaginate poi, continuando, il suono della nuova era (Sounds From A New Era) come una sorta di post-rock ultradistorto mischiato alla vecchia attitudine punk. Il testo recitato piuttosto che cantato, la batteria punk, il noise di sottofondo sono tutti elementi che rendono questo brano uno dei migliori dell'album. E da qui, questa sorta di elettropunk che è venuto a galla, sarà più che presente. Con synth che gracchiano, colorano, esplodono e distruggono organizzati non bene, ma benissimo. Un album questo, che si ambienta perfettamente nelle rumorose Marche, che da un pò di tempo sta regalando gruppi davvero interessanti.

||| MYSPACE |||
etichetta: fromScratch, Brigadisco, BloodySound, HotViruz, NarvaloSuoni, SweetTeddy.

bologna violenta – il nuovissimo mondo (dramma in XXIII atti sulla sorte del mondo e sul declino del genere umano) (2010)

Se Bologna è violenta, colui che si cela dietro questo nickname non è da meno (almeno musicalmente) e ce lo trasmette attraverso i ventitre pezzi che compongono la tracklist di questo album, difficile da catalogare: elettronica? si. grind? anche. Brani violenti e veloci, intramezzati da campionamenti/narrazioni che parlano di questo e quest'altro, di com'è vista la donna oggi, di pornografia, della morte (più che presente) e di tante altre cose: tutte cose che fanno parte del "nuovissimo mondo", cose che ci toccano e dalle quali difficilmente possiamo sfuggire. D'altronde lo dice anche il sottotitolo dell'album, che si tratta di un "dramma in XXIII atti sulla sorte del mondo e sul declino del genere umano". Un dramma creato ispirandosi a svariate colonne sonore (come "blue song") e a documentari degli anni sessanta (da cui è presa l'idea del narrato  impassibile e crudo malgrado le tematiche), mischiandoli con generi musicali tra i più brutali (come il grind – cyber o meno – appunto, ma anche l'hardcore). Ciò che ne salta fuori è un album non per tutti, difficile da capire ma non per questo poco affascinante. Affascinante proprio perchè ripetitivo e martellante, un bombardamento sonoro, disastrante, veloce e rumoroso che ti tortura per poco più di venti minuti, pochi ma molto, tanto intensi. Questo è quello che vi aspetta nei minuti partoriti dal genio (malato o meno, decidetelo voi) di Nicola Manzan, polistrumentista e apprezzato collaboratore di tante band italiche. Se poi questo non basta a convincervi il nome Bar la muerte, etichetta da cui partono gran parte dei gruppi più rumorosi della penisola, dovrebbe bastare come garanzia.

||| MYSPACE |||
etichetta: BAR LA MUERTE
 

musica per bambini – dio contro diavolo (ovvero la girella del guitto) (2008)

Se siete rimasti bambini dentro, e in musica vi piace la spensieratezza e la follia tipica dei bambini, questo album potrebbe piacervi. 29 tracce di favole per bambini cresciuti, che, togliendo le presentazioni dei sette profeti degli altrettanti vizi diventano 22. 22 canzoni, fiabe, schegge di follia, chiamatele come volete, in balìa di batterie jungle, chitarre ultradistorte, urla, sputi, gatti e un cantato alla velocità della luce (rigorosamente) in italiano. Folli, ragazzi, sul serio. Senza fregarsene di essere facili all’ascolto, di catturare quante più orecchie possibili (anche se ci riescono comunque, testimone il fatto che con questo album escono dall’autoproduzione). I ventidue pezzetti che compongono questa piccola grande opera sono inqualificabili sotto una sola etichetta, cosa possibile solo dividendoli in piccoli gruppi: c’è una miriade di elettropunk ("d.i.o.", "il canto del bidone"…); ci sono minielettroracconti che solo a volte vengono sovvertiti da distorsioni inaspettate ("morto vivo", "disputa di sputi"…); racconti solo in apparenza acustici ("la leggenda della zuppa magica", "pane di pezza"…); cose in cui si possono sentire sonorità medievali, con cornamuse e cose del genere ("o caramellaio", titolo che riporta alla mente "o dipintore"); pezzi che davvero ti lasciano a bocca aperta, appena capace di capire cosa è successo ("oltretombola", "quando mungo"…). Se vi viene da chiedere "come l’hanno pensata questa?"… beh, non c’è dato sapere, ma solo immaginare: quante influenze, quanti gruppi siano passati per il cervello di Manuel Bongiorni durante i giorni passati a scrivere/registrare queste piccole follie. Dai Locust ad Aphex Twin a chissà chi più, manco ci provo ad indovinare, e sarebbe inutile nominare altri gruppi, perchè ci sono davvero tutti, anche se per un solo secondo. Filo conduttore dell’intero album è l’eterna lotta tra bene e male (dio contro diavolo, appunto), le due fazioni che si contendono il controllo del guitto (sempre dal titolo).Una storia che si può capire meglio vedendo lo spettacolo messo in scena nei live. L’ennesimo album che consacra Manuel come genio assoluto di un genere, tutto suo, folle ed originale. Riuscendo ad affascinare anche la Trovarobato che lo ha voluto nella propria scuderia. Lasciatevi stregare da questo album: sedetevi, ascoltatelo tutto e poi ditemi che effetto vi ha fatto.

||| SITO UFFICIALE ||| MYSPACE |||
etichetta: trovarobato

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