
Low-Fi – Self Titled Ep (2010)
I Low-Fi fanno rock’n’roll. Ma non solo. I Low-fi fanno anche punk. E sono cresciuti negli anni novanta. E questa cosa si sente davvero tanto. Ma nonostante queste forti influenze, i Low-fi dimostrano una buona personalità che riesce a stare sopra le spalle delle influenze, e non sotto i piedi di queste. Le influenze ci sono, e a migliaia, ma ciò che colpisce di più è la forza caratterizzante che il trio napoletano riesce ad applicare ad ogni brano. “garage floor” ricorda qualcosa dei primi Black Rebel Motorcycle Club ed è una vera chicca. Schitarrate da buon garage punk con minimi elementi elettronici, e un ritornello che ti cattura e si distorce nel finale. Ma nei cinque brani dell’ep, i ritornelli giusti sono tutti, i giri rendono bene, le voci ci stanno bene, le chitarre sanno fare il proprio lavoro. Tutto bene insomma. In “wrongness”, lo stacco, riporta alla mente i riff dei primi Arctic Monkeys, anche se suonati in maniera più cattiva. Con “no morning” viene a galla, più del solito, l’anima punk del gruppo mentre con “the white lane” quest’anima, viene boicottata da elementi addirittura dark-wave. Ed è come ascoltare i Bloc Party che suonano punk. Oppure come se i Ramones fossero nati nel duemila, dopo aver passato l‘infanzia ad ascoltare Bauhaus e Joy Division. E la chitarra, i campionamenti, la batteria e qualcosa anche nella voce di “something” chi vi ricorda? Non vi riporta alla mente alcuni brani dei Muse? No? Beh, allora sono pazzo… perché a me sono bastati solo dieci secondi per farmi pensare al gruppo di Bellamy e co. Come detto prima, le influenze sono tante ed è tanta anche l’abilità a non scivolare nella copia, ma restare a galla aggrappati ad un salvagente stracolmo di buone idee.
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etichetta: Octopus Records









