
A/v.tv: marlowe – senza fine
una riproposizione della famosa canzone di Gino Paoli.
emergenti: bliunò e senzafissa dimoira
bliunò – un re e le sue regine (autoprodotto, 2009)
una one-man band. una chitarra acustica, un pc, la sua cameretta e in testa un numero imprecisato di idoli/influenze. Bliunò – autodichiaratosi re – canta delle sue regine. Storie intime e folk. Storie chitarra, voce e sentimenti. Costruttore di atmosfere scarne ma non per questo banali. Canta e fa i cori con una sola voce, sovraincide chitarre e colora i brani con abbellimenti accennati a malapena. c’è qualcosa di country acustico, lento e malinconico ("lo so") oppure dall’incedere altalenante ("uomini in tuba"); c’è un occhio buttato a sonorità post-rock ("su 5 corde" con tanto di pianoforte e un incedere simil-elettrodance); c’è qualcosa che addirittura arriva a sfiorare la darkwave, come "il vento d’urto (black dream)" che ha suoni cupi e belle progressioni d’accordi. C’è un pò di Elliott Smith, un pò di Jeff Buckley ma non solo. Ci sono – come detto prima – tante piccole influenze, tanti piccolissimi pezzetti che rendono questo lavoro un interessante mosaico musicale.
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senzafissa dimoira – è tutto aleatorio (ep) (2009)
La band pisana, sospesa a metà tra un rock leggero e una voglia tutta loro di sperimentare e stravolgere la prima impressione che ti danno, con "è tutto aleatorio" mettono in campo quattro brani per quasi venti minuti. "resti" rientra esattamente in rock leggero, senza disprezzare un ritornello che si incattivisce e un ponte funk che fa guadagnare un bel pò di punti al pezzo. il gruppo non disprezza nemmeno una camminata nel mondo della musica pop, con "morbida autopsia" che – morbidamente – rallenta l’album. Se agli albori della loro carriera vi erano piaciuti i Malfunk, "interni violenti" è un pezzo che per alcuni tratti può ricordare il gruppo fiorentino: una distorsione che fa da tappeto alle due voci che gridano il testo senza distorcelo, e la batteria che sa cosa fare senza disturbare. Una buona strizzata d’occhio al grunge insomma, che incattivisce il gruppo. "livio", traccia finale di questo ep d’esordio, che gioca per gran parte sul testo, lasciandolo spesso in primo piano, è un buon crescendo che sa portare a termine l’album. In conclusione c’è da dire che l’inizio è più che godibile, soprattutto se siete propensi ad ascoltare lavori in cui le distorsioni sanno come non sconfinare, sapendo comunque colpire e in cui il testo (in italiano, fortunatamente) sa collaborare benissimo con la musica diventando un tutt’uno.









