
il pan del diavolo – sono all'osso (2010)
In due, chitarre e grancassa, riportano alla mente il folk’n'roll di Edoardo Bennato ma anche il folk-rock che si porta così tanto ultimamente, il blues e il country, che quasi ti fa vedere i cavalli. Ti emozionano con gli incroci creati dalle due chitarre, ma anche col cantato (ovviamente anche a due voci) che sembra proprio sputato fuori, al limite della voce. "Sono all’osso" arriva da La tempesta, agli inizi dI quest’anno portando quello elencato prima, e qualcosa di più. Sono elettrici, malgrado l’acusticità, e stimolanti, ti fanno muovere, ti fanno ballare, ti trascinano con loro attraverso l’album riuscendo (a volte di più, altre di meno) a lasciarti senza fiato. "farà cadere lei" è la traccia che apre l’album, una delle migliori dell’intero lavoro, anche se questo, nella sua poco-più-di-mezz’ora, risulta un tutt’uno affascinante. Un suono classico, da montagne o praterie, per parlare dei nostri giorni. Il suono è schietto e veloce, come un punk-acustico dei colleghi Zen Circus (vedi "bomba nel cuore") o un blues-punk-rocchenroll isterico e divertente ("lux interior", in cui si censurano come fecero qualche tempo fa gli Offlaga Disco Pax), che però non sa rinunciare ad alcune belle ballate ("africa" e "scarpette a punta") che, sì, rallentano l’album ma vabbè. La title-track "sono all’osso", è – a parer mio – una delle cose meglio cantate dell’ultimo decennio. La voce è tesa, supportata dalle chitarre (una acustica e l’altra tremolo-ante), che quando sembra non reggere (mi riferisco a: "…il crocifisso è capovolto") risulta ancora più affascinante. Una buona mezzora, insomma, di divertimento che in musica non fa mai male: dimostrando così, che a volte non serve proprio essere sperimentali o estremisti per rendere piacevole l’ascolto.
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etichetta: la tempesta









