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jazzcore

Umanzuki – Pipes & Sugar (2011)

Umanzuki è un trio chitarra-batteria-basso composto da musicisti che suonano fondamentalmente a caso e per caso“. Per caso, non lo so. Ma “A Caso” sembrerebbe proprio di si. Non che sia un male, eh. Anzi. Ascoltando Pipes & Sugar, primo EP del trio fiorentino, ti saltano alla mente tanti di quei nomi che nemmeno immagini. In bilico tra rumorismi e no wave, noise e jazzcore, tra Squartet e Anatrofobia.
L’EP si apre con yuri raskin e già qui si mischiano le prime minimalosità rumoristiche con spasmi di distorsioni a cui, poi, verranno aggiunti una batteria psicopatica e un pattern di chitarra distorta che terrà fino alla fine del pezzo. Ma non fateci l’abitudine, perchè non ti danno nemmeno il tempo, gli Umanzuki, di abituarti al loro sound, che già lo cambiano. Naak middagete, il secondo brano, è uno stacco jazz in piena regola, con la chitarra in primo piano. Pensi ai Neo. Si, certo, ci sta. Ma non solo. C’è anche il gusto dei Les Spritz nell’utilizzo dei rumori “altri” degli strumenti. Rumori che si sentiranno anche nella successiva wanyamwez: dove, su uno spettacolo di acrobazie basso e batteria, si moltiplicano dettagli chitarristici per jack non funzionanti, plettri tenuti “male”, corde percosse e cose così. E parlando di corde percosse, mi sembra doveroso parlare di sia pur possibile concedersi oltremodo allo squalo?. Un brano senza batteria, con la chitarra che si destreggia in jazzismi “casuali” e il basso che si veste da percussione. Absaroka storm ricorda un pò il lavoro dei Mombu, per il titolo, certo, ma anche per le percussioni che avanzano e ti danno quell’idea di tribale. È come trovarsi in una giungla di rumori, inseguito da nonsoqualestranoanimale. Mentre il finale, dove la batteria esplode, liberandosi, ti sembra il momento in cui ti fermi, guardi alle tue spalle e ti senti libero, non più inseguito. A concludere, poi, il disco c’è l’omonima pipes & sugar: a metà tra mathcore e psichedelia, con la prima (ed ultima) comparsa della voce, molto Radioheadica, mentre gli strumenti corrono veloci e  – ancora una volta – rumorosi verso la fine di un lavoro che ben ci fa sperare per il futuro. Intanto però, beccatevelo in streaming e download gratuito sul sito dell’etichetta fiorentina FromScratch.

gli UMANZUKI sul web:
FACEBOOK
MYSPACE
LA PAGINA SUL SITO DELL’ETICHETTA

Etichetta:
FromScratch Records.

spuntano come funghi #5: Guerrra.

Quando decidi di chiamarti Guerrra c’è poco altro da aggiungere. ogni singolo secondo è una cannonata rumorosa sparata alle vostre orecchie. I Guerrra sono un trio jazzcore ternano, che con pochi strumenti riesce a fare un casino assurdo. Come sempre, ascoltateli qua e scaricateveli sul loro soundcloud.

Neo – Neoclassico (2011)

Ok. Questo nuovo album (il terzo per l’esattezza) dei Neo, power trio jazzcore laziale, porta il nome di Neoclassico. Un titolo a cui starebbe bene un sottotitolo come: “tredici piccoli mal di testa” o “trentasei minuti di schizofrenia musicale rumorosa”. Perchè sembra che il trio ce la metta tutta per farti impazzire almeno un pò. Ma vabbè, la farò breve: chi conosce i lavori precedenti del gruppo sa cosa può trovarsi davanti (e soprattutto di cosa sto parlando) ascoltando questo nuovo album uscito a Settembre. Il lavoro è fondato sui classici inseguimenti: chitarra davanti, sax appresso e batteria subito dietro. Per farvi un’idea, prendete una scena a caso delle Wacky Races di Hanna-Barbera: tre macchine una dietro l’altra che si inseguono, si sorpassano, sbandano, curvano, slittano e tutte ste cose qui. Ascoltando l’album la sensazione è questa, compreso un pò di mal d’auto. Tredici pezzi, come dicevo pure prima, “interrotti” da quattro invenzioni in cui la batteria è ferma al pit stop, mentre chitarra e sax camminano – non corrono – per strada, a passo d’uomo. Nei nove pezzi che restano – però – si corre si, veloci e noncuranti degli incidenti che possono accadere lungo il tragitto. E allora, inoltrandoci sull’autostrada dell’ascolto, ci troveremo davanti acrobazie jazzcore inframezzate da autogrill no wave e piazzole di sosta rumorose. Che poi le strade da percorrere possono essere di diversi tipi, è normale: ci sono strade a scorrimento veloce (il dente del pregiudizio; mechanical disfunction; la sindrome di erode, una gimkana con decine di accellerate virtuosistiche, sventagliate di chitarra, terremotate di batteria e pennelate di sax; ruins soup, dove il titolo suggerisce già tanto); ci sono tratti in cui il traffico lo si trova a momenti e quindi l’andatura altalena tra il lento ed il veloce (good morning, che per quanto è ripetitiva riesce quasi ad ipnotizzarti; lo iodio, sospesa tra calma arpeggio-batteria leggera e stoppate di chitarra e raucedini di sax; blues, con tanto di citazione musicale à la Fred Buscaglione) e ci sono asfalti ricoperti di buche, che rendono l’incedere tremolante (ff ff, una no wave in preda al singhiozzo; unjustified restrictions che riesce a sistemarsi solo alla fine). Si, è un viaggio in macchina che potrebbe causare un pò di mal d’auto a chi non è abituato, ma se coprite le distanze poco alla volta, rischierete di (non dico amarlo, perchè è difficile lo ammetto, ma almeno) farvelo piacere un bel pò.

i NEO sul web:
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Etichetta:
Megasound.

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