
Chaos Physique – 1975 (2011)
I Chaos Physique sono quello che a tutti gli effetti si può definire un “supergruppo”. Un trio chitarra/tastiera, basso e batteria che spazia dal krautcore alla psichedelia passando per il sano rumore (che molte volte sconfina anche nell’industrial). Un supergruppo perchè, i tre componenti, provengono da altre band del calibro di Ulan Bator (Amaury Cambuzat), Sexy Rexy (Djeko o Diego Vinciarelli) e Fiub (Pier Mecca). Mica gente fessa, insomma.
1975 è il secondo lavoro della band italo-francese. Nove pezzi per cinquantasei minuti, che prendono il via da intuition. Un ripetitivo post-rock psichedelico che ritroveremo più e più volte nell’ascolto dell’album. Prendete il giro principale del pezzo e inseriteci disturbi d’effetti et voilà, il gioco è fatto. Nella successiva moving your hair, tra un organo strisciante e ripetitivo, il testo riuscirà ad entrarvi nel cervello. Poche frasi ma dette nel modo giusto, mentre gli strumenti continuano a tessere una tela che diventa man mano sempre più ipnotica e psichedelica. 1975 suona come una tempesta di sabbia, lenta e pronta a spazzare via tutto, con pesanti ventate di krautcore. Captain Boom per certi aspetti riesce a ricordare “Frankie Teardrop” dei Suicide, col suo essere cupo e con la voce che sta lì, impassibile, quasi senza emozioni, a recitare il testo. E poi, con chainsaw beauty, che vede la partecipazione di Jean-hervé Péron dei Faust, si cambia ancora direzione. È quasi un industrial (nel vero senso della parola) degno dei migliori gruppi del genere: come una messa celebrata tra martelli pneumatici e seghe elettriche.
E se poi state quasi per lamentarvi del fatto che i pezzi dei Chaos Physique sembrano quasi senza una struttura, ascoltate analphabet city, il pezzo più Ulan Bator (si, lo so, è banale citarli, ma non potevo farne a meno). Un pezzo noise-rock in cui si scopre una linearità (come, poi, accadrà pure in electric dreams) che, forse, negli altri pezzi manca. Bunga-bunga ritorna sulle ripetitività di inizio album, per ben dieci minuti, tra feedback psichedelici e percussioni tribali. E se, in precedenza, vi è piaciuto l’intermezzo industrial, nel finale dell’album ritornerete ad essere felici: long running train è una sorta di ninna nanna per i nipoti di Blixa Bargeld. “Dormi bambino, dormi tesoro…” tra mille rumori e minimalismi per bambini abituati, già nella pancia, a certe sonorità.
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Jestrai, Acid Cobra.
spuntano come funghi #8: Psichomotricity in Kindergarten.

Gli Psichomotricity In Kindergarten sono un duo che elabora le idee “improvvisative” dei loro pensieri. “La nostra musica si basa sull’improvvisazione, non abbiamo pezzi, ma idee di pezzi su cui poi cominciamo a costruire una struttura, in modo poi da avere alla fine un qualcosa che si avvicini il più possibile ad una canzone.“. Psichedelia e “improvvisazione”, kraut e “ritualità”. Tutti elementi che troverete nella loro musica. Approfondite la conoscenza del gruppo sul loro soundcloud.
Ne Travaillez Jamais / Talibam! – Split (2010)
Arrivato a noi, tramite la Lemming Records, nel maggio del 2010 questo vinile è uno split tra due band che, nonostante i settemila e più chilometri di distanza, sono più vicine di quanto si possa pensare. Due tracce, una per il trio napoletano Ne Travaillez Jamais e una per il duo newyorkese Talibam!, che messe insieme superano a malapena i sei minuti. Parlavamo di distanze geografiche ma è inutile farlo. Ascoltando questo lavoro capirete quanto questo tipo di dettagli siano irrilevanti. L’offerta dei due gruppi è musicalmente vicina, così tanto che sembra non esserci l’oceano a dividere l’Italia e gli Stati Uniti. Non esistono confini, nè geografici nè musicali. Musicalmente, infatti, i due pezzi camminano tra elettronica e “salite” post, mischiando rumore e tastierosità kraut.
Il lato napoletano del vinile, dal titolo una domenica in campagna, è una sorta di marcia per giocattolini indemoniati. Un esercito di minuscoli robot che camminano perennemente in salita, sparando distorsioni qua e là, alimentati a Liars e Animal Collective (ma non solo).
Volando a New York con sexchopper dei Talibam! (anche se poi questo è stato registrato live al Cellar Theory di Napoli) l’elettronicità dei synth rimane sempre presente, anche se in versione più schizzata e con più di un occhio buttato alla no wave. La ricetta dei newyorkesi è una sorta di krautpunk, molto (molto molto) lo-fi, con le tastiere che si vestono da chitarre di un gruppo punk, riuscendolo a suonare addirittura meglio. Sei minuti spesi con due gruppi che se ne fregano di trovarsi a Napoli o a New York, l’importante è suonare, farlo bene, affascinare gli ascoltatori. Tutte cose che i due gruppi in questione fanno in maniera ottima, anche con così pochi minuti a disposizione.
Lo streaming dei due lati:
i NE TRAVAILLEZ JAMAIS sul web:
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i TALIBAM! sul web:
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Etichetta:
Lemming Records.









