
Neo – Neoclassico (2011)
Ok. Questo nuovo album (il terzo per l’esattezza) dei Neo, power trio jazzcore laziale, porta il nome di Neoclassico. Un titolo a cui starebbe bene un sottotitolo come: “tredici piccoli mal di testa” o “trentasei minuti di schizofrenia musicale rumorosa”. Perchè sembra che il trio ce la metta tutta per farti impazzire almeno un pò. Ma vabbè, la farò breve: chi conosce i lavori precedenti del gruppo sa cosa può trovarsi davanti (e soprattutto di cosa sto parlando) ascoltando questo nuovo album uscito a Settembre. Il lavoro è fondato sui classici inseguimenti: chitarra davanti, sax appresso e batteria subito dietro. Per farvi un’idea, prendete una scena a caso delle Wacky Races di Hanna-Barbera: tre macchine una dietro l’altra che si inseguono, si sorpassano, sbandano, curvano, slittano e tutte ste cose qui. Ascoltando l’album la sensazione è questa, compreso un pò di mal d’auto. Tredici pezzi, come dicevo pure prima, “interrotti” da quattro invenzioni in cui la batteria è ferma al pit stop, mentre chitarra e sax camminano – non corrono – per strada, a passo d’uomo. Nei nove pezzi che restano – però – si corre si, veloci e noncuranti degli incidenti che possono accadere lungo il tragitto. E allora, inoltrandoci sull’autostrada dell’ascolto, ci troveremo davanti acrobazie jazzcore inframezzate da autogrill no wave e piazzole di sosta rumorose. Che poi le strade da percorrere possono essere di diversi tipi, è normale: ci sono strade a scorrimento veloce (il dente del pregiudizio; mechanical disfunction; la sindrome di erode, una gimkana con decine di accellerate virtuosistiche, sventagliate di chitarra, terremotate di batteria e pennelate di sax; ruins soup, dove il titolo suggerisce già tanto); ci sono tratti in cui il traffico lo si trova a momenti e quindi l’andatura altalena tra il lento ed il veloce (good morning, che per quanto è ripetitiva riesce quasi ad ipnotizzarti; lo iodio, sospesa tra calma arpeggio-batteria leggera e stoppate di chitarra e raucedini di sax; blues, con tanto di citazione musicale à la Fred Buscaglione) e ci sono asfalti ricoperti di buche, che rendono l’incedere tremolante (ff ff, una no wave in preda al singhiozzo; unjustified restrictions che riesce a sistemarsi solo alla fine). Si, è un viaggio in macchina che potrebbe causare un pò di mal d’auto a chi non è abituato, ma se coprite le distanze poco alla volta, rischierete di (non dico amarlo, perchè è difficile lo ammetto, ma almeno) farvelo piacere un bel pò.
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Megasound.









