
Piet Mondrian – Purgatorio (2011)
Cade come una pietra questo concept-album dei Piet Mondrian. Cade come un macigno in una scena italiana, politica, sociale e musicale stagnante. PURGATORIO, come limbo intermedio, come stasi in una realtà che ci rende dei disillusi
“perchè ciò che viviamo è come il purgatorio”. Fra citazioni country alla MAGNETIC FIELDS e blues minimalisti (“Gola”), passando per la splendida “Lussuria” (una perla minimalpop!) Baldini con intelligenza, ironia e molto molto sarcasmo ridisegna i sette vizi capitali. Echi di wave e synthpop arricchiscono l’album senza stonare con le parti più acustiche (il singolone “Accidia”). Come nel CARNE CARNE CARNE CARNE ep, l’ex duo ora trio, se ne fotte di tutto ciò che c’è in giro e va avanti nella sua visione POP, raffinata ok; ma sempre POPolare (“Ira” sembra una ballata nostalgica di paese). La facilità con cui i Piet riescono a giocare con le sonorità, le parole e le voci è impressionante; quello che potrebbe sembrare un disco minimalista o “intellettualpesante” è invece un lavoro denso, sincero e schietto (la caustica “Superbia” è un anthem alla LINDO-FERRETTIstyle). “Invidia” è forse il punto nodale di tutto il lavoro; un pezzo semplicissimo (forse per questo fra i più intensi e profondi) dove la disillusione si fa reale, il distacco dalla realtà assomiglia ad una SAUDADE e dove il Purgatorio diventa un utero materno dove “c’è solamente da soffrire ed aspettare” e dove l’ironia è l’unico mezzo per non impazzire.
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