
AcidiPrima ritorna con Natural Inclination For Pussy degli Hot Fetish Divas.
Un trio veloce e immediato, distorto e con una passione sfrenata per… beh, il titolo dell’album sapete leggerlo tutti.
Tra garage e rock’n'roll, tra punk e newest wave, mezz’ora abbondante di riff ad effetto e canzoni “d’amore”.
Come scritto anche sulla pagina dello streaming la data d’uscita ancora non è chiarissima, nè a me, nè a voi e tantomeno al gruppo. Ma vabbè, intanto godeteveli cliccando sul link qua sotto:
clicca qui per lo streaming.
Cayman The Animal – Too Old To Die Young (2011)
Ok, si, è un album punk. Come definizione di base, ci sta pure. Se passiamo oltre gli innumerevoli stacchi (diversi in ogni pezzo) che i Cayman The Animal ci presentano man mano procedendo nell’ascolto, si, possiamo definirlo un album punk. Perchè tutti i pezzi, dal primo all’ultimo secondo, sono puramente punk, si. Ma allo stesso modo, tutti i pezzi, dal primo all’ultimo secondo, sono una interminabile sequenza di stacchi sempre diversi, a volte imprevedibili, altre sgamatissimi ma sempre freschi e mai fuori luogo. E capita già dai primi secondi di K.’s Rondò, la prima traccia di cui è stato anche girato un video destinato ad entrare negli annali della comicità (qui), di trovarti stravolto da tutto quello che i Cayman possono offrirti. I Cayman The Animal, un gruppo “troppo vecchio per morire giovane“, quasi a ricordarci che giovani possono sembrarlo (un pò per il genere proposto, un pò per la voglia che hanno di fregarsene di tutto e divertirsi solo) anche se non lo sono affatto, dato che già in passato militavano in formazioni di tutto rispetto (gli Ouzo, per esempio). Una band che in Too Old To Die Young mette in sequenza undici begli episodi di punk decisamente lontano da “minimalismi tecnici” e semplici sequenze di power chord.
Mischiano il punk, della loro infanzia, e il post-hardcore, venuto un pò più in là, con in pratica qualsiasi cosa: secondi di rodeo agricoli a base di banjo (it’s up to you), tropicalità da spiaggia hawaiana con tanto di gonnellina e drink versato in noci di cocco (the quarter-deck), citazioni/tributi improbabili a questo e quel gruppo (message in the butthole e la title-track too old to die young, tributo ad uno sconosciuto cantante country del mississippi o una, molto più semplicemente, spiegazione della loro vita, come dicevamo prima). Tra gruppi punk-pop di teenager strafatti di anfetamine (underneath the cover, dannatamente orecchiabile e ancorapiùdannatamente suonata benissimo) e pezzi che sembrano voler rimanere “lineari” ma che proprio non ce la fanno (cut you open) è inutile continuare a parlarne esclamando “questo gruppo si riconosce qui, qui e qui”. Lasciamo le presentazioni ad un disco che, in pochissimo meno di venticinque minuti, risulta essere più vario di intere discografie di altri gruppi che si dichiarano “diversi” solo a parole. Vi lascio qui, a cercarvi Too Old To Die Young (tanto lo trovate in giro un pò su tutto il web), scaricarvelo (tanto è in free download), consumarlo d’ascolti e se vi è piaciuto comprarvelo pure, dicono che il vinile sia una meraviglia. E le premesse, al solo ascolto, ci sono tutte.
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Etichetta:
Mother Ship.









