
Senzafissa Dimoira – La Tragedia Del Dolce (2011)
Li avevamo già incontrati, i Senzafissa Dimoira, tempo fa. Ma per chi non se li ricorda (la maggior parte di voi, lo so, ammettetelo) posso dirvi che sono un gruppo pop. Si, pop. No, non sono diventato cretino. È un progetto pop che sa scrivere begli arrangiamenti. Se siete qui a spaventarvi dell’etichetta “pop” messa laggiù in basso, abbandonate all’istante la lettura di questo articolo. Se invece vi va di incamminarvi in sentieri che si rifanno al pop ma che lo boicottano in pieno, affidatevi al quartetto pisano. Scoprirete che la tragedia del dolce è un gioiellino di musica orecchiabile.
Un album che si apre con desiderando Moira. Col cantante che “ammicca” mentre gli strumenti fanno un bel lavoro sotto la sua voce. In questa prima traccia e nella successiva al traffico e al mattino capirete cosa intendevo prima riferendomi al pop, anche se gli impazzimenti rendono tutto più interessante. Quando poi ascolti morbida autopsia cominciano ad arrivarti alla mente i primi gruppi: un pò i Litfiba di “Infinito” e un pò i Timoria di quando c’era ancora Renga. Buonaserata è un pezzo pop schizzato, con sprazzi funk e momenti grunge. Del tipo che se tutto il pop fosse così sarei il primo a tenere top of the pops a palla tutto il giorno. E diciamolo pure ad Andrea (il cantante) che quando spinge un pò di più, con la voce, non fa male, anzi. Livio ricorda per certi aspetti i Valentina Dorme, con i suoi ampi spazi tra il cantato a sottolineare l’importanza del “suonato”.
E poi, da questo punto, il lavoro ha un’impennata assurda: già da pavimentazioni che, con le sue scosse funk, sembra una sorta di versione “drogata” de Le Vibrazioni. Oppure con sbadiglio, dove gli strumenti sono in preda a crisi epilettiche e la voce sembra quasi prendere ispirazione da un certo John De Leo. O ancora in resti, che può sembrare di nuovo pop ma, grazie ad alcune incazzature funk, riesce a ricordare i Malfunk, come già era capitato nell’EP (“è tutto aleatorio“, 2009).
La finale una ragazza sintetica & il vicino è un riassunto dell’album appena ascoltato: due parti non-spezzate in cui si vola dal pop (ancora dei Valentina Dorme) al noise pop quasi à la Rossofuoco di Giorgio Canali.
Qualcuno ha nominato i Massimo Volume parlando di loro, ma, beh, io non ce li vedo. Vabbè che questa è una cosa che cambia da persona a persona. Io ho detto la mia, resta il fatto che sti ragazzi a suonare, suonano, e pure bene.
i SENZAFISSA DIMOIRA sul web:
SITO UFFICIALE
FACEBOOK
MYSPACE
Etichette:
Seahorse Recordings, New Model Label.
emergenti: bliunò e senzafissa dimoira
bliunò – un re e le sue regine (autoprodotto, 2009)
una one-man band. una chitarra acustica, un pc, la sua cameretta e in testa un numero imprecisato di idoli/influenze. Bliunò – autodichiaratosi re – canta delle sue regine. Storie intime e folk. Storie chitarra, voce e sentimenti. Costruttore di atmosfere scarne ma non per questo banali. Canta e fa i cori con una sola voce, sovraincide chitarre e colora i brani con abbellimenti accennati a malapena. c’è qualcosa di country acustico, lento e malinconico ("lo so") oppure dall’incedere altalenante ("uomini in tuba"); c’è un occhio buttato a sonorità post-rock ("su 5 corde" con tanto di pianoforte e un incedere simil-elettrodance); c’è qualcosa che addirittura arriva a sfiorare la darkwave, come "il vento d’urto (black dream)" che ha suoni cupi e belle progressioni d’accordi. C’è un pò di Elliott Smith, un pò di Jeff Buckley ma non solo. Ci sono – come detto prima – tante piccole influenze, tanti piccolissimi pezzetti che rendono questo lavoro un interessante mosaico musicale.
||| MYSPACE |||
senzafissa dimoira – è tutto aleatorio (ep) (2009)
La band pisana, sospesa a metà tra un rock leggero e una voglia tutta loro di sperimentare e stravolgere la prima impressione che ti danno, con "è tutto aleatorio" mettono in campo quattro brani per quasi venti minuti. "resti" rientra esattamente in rock leggero, senza disprezzare un ritornello che si incattivisce e un ponte funk che fa guadagnare un bel pò di punti al pezzo. il gruppo non disprezza nemmeno una camminata nel mondo della musica pop, con "morbida autopsia" che – morbidamente – rallenta l’album. Se agli albori della loro carriera vi erano piaciuti i Malfunk, "interni violenti" è un pezzo che per alcuni tratti può ricordare il gruppo fiorentino: una distorsione che fa da tappeto alle due voci che gridano il testo senza distorcelo, e la batteria che sa cosa fare senza disturbare. Una buona strizzata d’occhio al grunge insomma, che incattivisce il gruppo. "livio", traccia finale di questo ep d’esordio, che gioca per gran parte sul testo, lasciandolo spesso in primo piano, è un buon crescendo che sa portare a termine l’album. In conclusione c’è da dire che l’inizio è più che godibile, soprattutto se siete propensi ad ascoltare lavori in cui le distorsioni sanno come non sconfinare, sapendo comunque colpire e in cui il testo (in italiano, fortunatamente) sa collaborare benissimo con la musica diventando un tutt’uno.









