
Farmer Sea – A Safe Place (2012)

Twee, credo sia il termine perfetto.
Non nella solita Inghilterra, stavolta siamo a casa, siamo a Torino precisamente.
Dove quattro ragazzi (dal 2004) mettono su questo progetto chiamato Farmer Sea, mentre intorno la moda del post rock va dilagando, il rock alternativo regredisce e il dub cattura sempre più gente.
Coraggiosi? mah non saprei, potrebbero esserlo, siamo nel 2012 e l’indie-pop è sputtanato ovunque, reso scontato e minimale, e soprattutto italianizzato (c’è chi lo deturpa in modo egregio) e quando mi sono trovata quest’album, sinceramente sono stata molto scettica.
Però ho ascoltato, cioè ho messo play e The Fear ha cominciato a prendermi, a prendermi bene dico. Allora sono andata avanti, e ho capito un bel pò di cose… Questi non sono scemi, anzi, mica i soliti stupidi che prendono una chitarra pulita, ci mettono il riverbero, quel pò di delay o prendono la tastierina mettono i suoni dolci e credono di fare indie-pop, no. Questi lo sanno fare, potrei dire che hanno studiato, insomma hanno una cultura musicale alle spalle, e sono riusciti a lavorarci su costruendo un’ottima amalgamazione di suoni morbidi che rilassa e rende nostalgici al punto giusto. Il cd si chiama “A safe place” ed è un titolo più che adatto, è proprio quello in cui riescono a portarci, come fosse un luogo perfetto, un luogo di pace.
Sono dolci, disarmanti, sanno rendere la quiete nell’ascolto, nessuna nota fuori posto, nessuna stonatura, tutti gli effetti al loro posto, tutti gli strumenti incastrati a dovere, la voce che racchiude il tutto con delle linee melodiche che riescono a farti sentire a casa (POSTO SICURO). Il tutto degno di essere ascoltato e soprattutto Sentito. E in questa “recensione” ogni volta che ripeto la parola indie-pop è per indicare quello vero, anche se qui c’è qualche sottile linea di ambiental. Il mio pezzo preferito (For too long) lo metto in streaming sul sito, per farvi sentire la malinconia che sono riusciti a scatenare in me, e credo sia il pezzo che meglio li descrive. Insomma, dieci tracce per dieci momenti dolci, a volte sembra di essere nelle solite ultime puntate dei telefilm americani, ma non guasta mica ogni tanto.
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