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- ZEN CIRCUS

The Zen Circus – Nati Per Subire (2011)

Comincia questo nuovo Film del Circo Zen.

Abbiamo il Dove. Il luogo dove veniamo catapultati direttamente in ciò che si preannuncia essere il background dell’intero album.  Come nei film della Hollywood Classic in cui il regista cerca di far ambientare lo spettatore, ecco che il circo Zen ci apre le porte del Paese che sembra una scarpa, dove “i giornali scrivono tutti la stessa cosa e il caffè non sa di niente, dove inseguire un illusione serve a poco se non la si sente”;
Abbiamo il primo antagonista, sotto il nome di Amoralecolui che approfitta dell’ignoranza comune per colpire nel nome della religione; e noi? …ecco subito entrare i protagonisti, i Nati Per Subire, ognuno di noi, lotta per nascere, nasce per campare e finisce per subire in questo posto in cui gli viene ricordato ogni mattino di essere una nullità;  l’album continua con il delineare sottile e ironico di personaggi “tipi”, ci sono i qualunquisti, c’è Franco, ci sono i milanesi al mare, insomma c’è l’Italia, ogni abitante si sveglia al mattino e indossa una maschera per sopravvivere, che lo faccia inculando o subendo, l’importante è tirare avanti, e magari ci entra anche qualche illusione. Il penultimo pezzo, Ragazzo eroe, mi ricorda come impostazione “la cattiva strada” di De Andrè, ma non agli stessi livelli per carità.

Insomma il circo ci porta a sentire nel profondo i temi che ci sconvolgono oggigiorno, lo fa con la sua solita ironia, i suoi riff orecchiabili che restano in testa, l’allegra sonorità folk e le troppe rime. Ma niente di nuovo, è un film che sembra già visto, ci vedo molta attualità, ma poca originalità. Da Andate tutti affanculo a Villa inferno per “ritornare” a Nati per subire, nessun cambiamento, chissà forse a loro piace restare così, i fans tanto sembrano essere sempre contenti, la Tempesta sforna biscottini… e c’è chi è sempre lì a dire che son buoni.

Io invece mi chiedo “ancora se ne vale la pena…

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l'intervista ai Zen Circus

L'intervista scritta qui di seguito è una semplice chiacchierata con Ufo, bassista del gruppo, prima della loro partecipazione al Cosmopolitan Music Festival a S.Niccolò di Celle (pg).

A/v. Ciò che colpisce ad un primo ascolto del vostro “andate tutti affanculo” è la scelta dell’italiano per i testi e il completamento di un percorso di personalizzazione del vostro sound diventato più duro, senza abbandonare il caro vecchio set acustico. Per capirci, ci sono meno Violent Femmes e sempre più Zen Circus. Vi siete rotti le palle di essere paragonati ai Violent Femmes o sentivate la necessità di maturare un sound che fosse paragonabile solo a voi stessi?

Ufo: per il suono è un lavoro che si fa da dieci anni … un timbro Zen Circus si riconosce in tutti i nostri lavori passati … In questo si, senti e dici “questi sono i zen circus” ma anche in Doctor Seduction e Nello Scarpellini ci sono degli attacchi, degli inizi che te lo fanno dire.  In dieci anni lavori a quello che fai, modifichi il tuo set e i suoni vengono fuori come li immagini, e arrivi a dire “questo set non lo cambio più”. Anche Qquru (il batterista, ndAv) ad un punto aveva in sala tom, timpani e piatti che poi la volta dopo già non c’erano più. L’italiano c’era già nei dischi prima, in questo abbiamo dato un’infornata di canzoni … inizialmente era un ep, poi è lievitato … il ganzo di questo album è che se togli i testi dei zen circus ti esce un disco rock italiano, i pezzi stanno in piedi da soli come tali. Di suoni e lavori ne vogliamo fare ancora parecchi, dieci anni sono pochi, no?
 
A/v. Altra caratteristica dell’album è un’”incazzatura” che sottende a tutti i brani: l’andate tutti affanculo potrebbe sembrare un invito al nichilismo, all’abbandonare tutto e tutti e, appunto, mandarli tutti affanculo. Ma allo stesso tempo potrebbe suonare come l’esatto contrario, ovvero una semplice, ma mai arrendevole, presa di coscienza. Di fronte all’album un qualsiasi ascoltatore si sente chiamato in causa. La vostra intenzione era quella di scatenare quale delle due reazioni? Oppure ne avevate messe in conto di diverse?

Ufo: Io personalmente m’ispiro al Detournement situazionista, cioè sto dicendo una cosa, ma ne ho detta anche un’altra … E’ un discorso qualunquista, si usa in estrema sintesi non tanto nei testi dell’album ma nel titolo. Che poi con questo linguaggio qualunquista ha vinto una certa parte di governo che ben sappiamo; con discorsi che poi presi letteralmente hanno pochissimo significato. Io penso che le persone che più hanno studiato Debord e i situazionisti in generale siano proprio le forze conservatrici di governo, che hanno usato il detournement per arrivare al loro scopo … “La società dello spettacolo” è il libro più citato e studiato dai consulenti di Pubblitalia o questa gente qua. Se prendi, per esempio, tutti i discorsi di Berlusconi non ne cavi molto in realtà, a parte le battute … si parla di “libertà”, “benessere” …
Ma comunque, tagliando corto, sono dieci anni che critica e pubblico ci chiedono “quando fate un disco in italiano?” … così abbiamo adottato un titolo così, e poi abbiamo pensato di fare anche un discorso d’arresa … il titolo è un tipo di esclamazione da gente che si arrende, un’affermazione che deve portarti alla mente determinate suggestioni … Immagina te che sei tutto ubriaco e i tuoi amici t’hanno lasciato nel parcheggio qui e magari piove, la prima cosa che dici è proprio questa … C’è una scena mirabile di Alberto Sordi tutto ubriaco sull’Aurelia, con le macchine che sfrecciano e lui, lasciato da solo lì, che fa “ma dove andate? Fa tutto schifo” … ecco, m’è venuto in mente questo a proposito di suggestioni … anche “ma dove andate, fa tutto schifo” non era brutto infatti …
 
A/v. No, in effetti no, non è brutto… Chissà magari per un prossimo cd o pezzo…  Andando avanti, nei testi quanto c’è di autobiografico? Con tutti i “protagonisti” delle realistiche storie che raccontate avete avuto un  contatto diretto? Abbiamo letto che il bambino di “it’s paradise” è Appino ma, ad esempio, chi è il tipo che chiama Abdul il giorno di natale?

Ufo: Beh, guarda Pisa è un laboratorio privilegiato, un paesone di duecentomila abitanti, continuamente attraversato da gente che viene da fuori. La situazione sociale è molto particolare, vedi davvero di tutto, c’è una costruzione orizzontale rispetto ad altre realtà di provincia: nella stessa compagnia puoi trovare gente di lignaggio e anche dei punkabbestia, nella stessa compagnia eh. Cose che nelle altre realtà provinciali non trovi. Tra la nostra vita e quella degli altri ci corre poco. Uno dei nostri motti è “our band could be your life”, il nostro gruppo potrebbe essere la vita di tutti. Il tipo che chiama Abdul potrebbe essere tanti, io non mi ci sono mai trovato anche se però, ci sono dei natali alle superiori in cui si sperava in un bel tocco di fumo, poi diventando adulti si hanno desideri da adulti. Ad una data a Cosenza vennero dei ragazzini a chiedermi della coca, e io rimasi un po’ scandalizzato. Quando ero alle superiori io, per esempio, la coca era una cosa di cui si sentiva parlare, si sentiva dire di persone che se la facevano, ma non se ne aveva la minima idea. Quindi a questo punto chi chiama Abdul potrebbe essere anche mio nipote, e non più io…
 
A/v. Da “Villa inferno” a “Andate tutti affanculo” c’è un filo rosso che unisce molti brani ovvero il riferimento alla famiglia. Il vostro rapporto con la famiglia quanto ha influito sulla vostra formazione di artisti?
 
Ufo: Ha influito positivamente, per il discorso musicale si. Per esempio il padre di Andrea (Appino, ndAv) e del nostro primo batterista si misero insieme per comprarci il primo camper … Anche i miei m’hanno passato tanta musica. Influisce perché, per esempio, il mio primo basso me l’ha regalato mia sorella. Si insomma, c’era sempre questa tolleranza, anche se poi alla fine venivamo tutti bocciati a scuola perché non facevamo altro che suonare. Però la famiglia c’ha anche i suoi conflitti, i suoi lati oscuri che sono riemersi nella parte testuale o d’ispirazione … Che poi alla fine siamo tutti figli di famiglie andate a ramengo.
 
A/v. Si dice in giro che “vuoti a perdere” tratti di religione ma così a noi non è sembrato. Noi non ipotizziamo nulla, lasciamo a voi spiegare esattamente di cosa parla.
 
Ufo: La cosa bella di internet è che ognuno può dire quello che vuole. No, comunque, no. Parla di fallimento, di religione c’è poco, è citata en passant. C’è citato en passant un altro rapporto di famiglia, un altro rapporto padre/figlio che ha portato alla morte di chi era venuto sulla terra a darci una mano. E del resto è come dice Schopenhauer: “chi viene a questo mondo per salvarlo, è già tanto se porta a casa la pelle”
 
A/v. A proposito di “vuoti a perdere” è inevitabile parlare della vostra collaborazione con Nada, e lei cosa pensa musicalmente di voi? E di conseguenza ci viene naturale anche chiedervi di altre vostre importanti collaborazioni.
 
Ufo: Ufo: Sono cose belle, perche nascono a caso. Possono avere sviluppi impensati perché nascono per motivi fortuiti. Nada noi l’avevamo persa di vista negli ultimi anni. Un paio di anni fa si suonava ad un festival a Cremona, e dopo il concerto misero su un cd che ci lasciò sbalorditi. Sembravano le Breeders italiane, che poi abbiamo scoperto essere Nada e da lì ci si aprì un mondo. “Vuoti a perdere” sembrava una canzone da donna, aveva il sapore di canzone da donna ma questa ci mancava … Ci siamo chiesti “perché non farla cantare a Nada dato che siamo compaesani” e l’abbiamo contattata, lei s’è fatta mandare il provino, le è piaciuto ed è venuta subito a cantarla. Giorgio Canali lo abbiamo trovato a Ferrara direttamente nello studio dove giravano Tre Allegri Ragazzi Morti, Il Teatro Degli Orrori … ci siamo un po’ offesi e siamo finiti a lavorare insieme. A Brian per caso, gli è stato dato un nostro cd da un altro gruppo. Fiumani c’ha cercato lui (per la partecipazione a “il Dono”, ndAv). A noi va sempre così.
Nei primi anni noi abbiamo avuto la tendenza ad essere il trio rock che non si muove da lì, pensavamo “siccome il triangolo è una figura indeformabile, siamo noi tre e stiamo bene così”. Poi col tempo abbiamo capito che prendere gente diversa è una cosa positiva, però non so dirti nell’avvenire chi, cosa o perché. Avevo chiesto a Jovanotti ma è impegnato coi Negramaro. *Ufo aspetta un po’, ride e dice:* “il vero rapper italiano”
 
A/v. Beh, basta che non chiamate rapper veri a collaborare con voi…
 
Ufo: Ma guarda, aprendo parentesi nel rap, nell’hip-hop penso che Caparezza è grandioso, e l’hip-hop più ganzo che c’è in italia ora è Uochi Toki
 
A/v. Vabbè, noi Caparezza nemmeno lo consideriamo un rapper. Mentre Uochi Toki lo è, ma è comunque un caso atipico
 
Ufo: Si infatti, sono borderline, non proprio rapper.

A/v. A dispetto degli album precedenti, in quest’ultimo lavoro, c’è più spazio per parti strumentali. Le degenerazioni alla fine di brani come “it’s paradise” e “andate tutti affanculo” sono concepite per il semplice piacere di suonarle, oppure?
 
Ufo: Si, quando non sai come finirli i pezzi *si fa una bella risata*.  
Seriamente, quando hai la disponibilità di un fonico ganzo, che sa come usare suoni e strumenti, è un bene far sentire come suonano bene. Poi siccome il cantato è molto fitto, per contrappasso ci voleva un po’ di respiro musicale, per questo abbiamo allungato la parte suonata. Tante canzoni hanno il cantato che è tutto fitto da cima a fondo come “vecchi senza esperienza”, “gente di merda” dove il cantato non lascia tregua, mai. È talmente fitto che beh, ci voleva un po’ di musica. Il nostro stile comunque rimane sul conciso, ma fare un album tutto parole da cima a fondo sarebbe stato riduttivo.
 
A/v. Guardando al vostro passato, sicuramente uno dei primi pezzi a venire in mente è “i bambini sono pazzi”. Un brano che stimola immediatamente una certa curiosità. Com’è nato un pezzo del genere?
 
Ufo: Nello Scarpellini è un album tutto a sé, l’album più disparato e di fuori che abbiamo fatto, più garage. Ecco volevamo fare un album garage, con pezzi parecchio stretti, marcati. Andrea ha voluto fare questo pezzo sui bambini che vengono messi sotto terapia a forza, contro la medicalizzazione di tutto. A Pisa c’è molta polemica perché il reparto di psichiatria è uno di quelli che lavora di più di tutta italia. C’è un luminare che crede molto nelle terapie farmacologiche e – addirittura – nell’elettroshock. È venuta fuori sta canzone sui bambini cosiddetti malati, e abbiamo detto “perché non la mandiamo in vacca e non la canti come fossi Rocky Roberts? Così sembri un italiano che fa finta di essere uno straniero che fa finta di essere un italiano”. E poi quel disco è tutto strano, ma a “i bambini sono pazzi” siamo molto affezionati.
 
A/v. … E anche noi, assolutamente.
Due parole sulla scena musicale italiana del momento. Cosa ne pensate del fatto che nelle tv e radio italiane non venga dato lo spazio dovuto ad artisti che non siano sempre i soliti?
 
Ufo: Sulle tv non ti so rispondere, perché non ce l’ho da dieci anni. Gireranno sempre i soliti vincitori di qualche concorso, non so nemmeno come funziona. Per le radio, dipende da che radio si ascolta, io sono affezionato a Radio2 che ha degli spazi per tutto. Poi è ovvio che nel palinsesto girano sempre i soliti ma quello penso non solo in musica, ma anche nell’editoria e nel cinema. Mi sembra che ogni natale il botteghino lo sbanca il natale dove sia … Non è che se un giovane documentarista fa un documentario clamoroso sulle mine anti-uomo, vince lui … al massimo vince qualche festival all’estero. I libri più venduti sono quei libri da donnette, poi penso che tendenzialmente si cerca di andare su quello già assodato.
 
A/v. Può essere considerata una questione di poca curiosità?
 
Ufo: Anche negli anni ottanta, quando c’era la rivoluzione dei gruppi come i Sonic Youth o chi ti pare, dall’America chi arrivava da noi? Michael Jackson, Bruce Springsteen. Tu dici “eh ma in italia è così”, ma a me sembra che i problemi in Italia sono molti, molti altri e molto più grossi rispetto alla musica indipendente, che francamente sembra godere di ottima salute.
 
A/v. Si ma, un ascoltatore che ha voglia di qualcosa di nuovo? Deve per forza rifugiarsi in internet, che purtroppo ancora non è un mezzo per tutti?
 
Ufo: Ma oggi n’altro po’ non si ha nemmeno la possibilità di sapere le notizie grosse … figuriamoci la musica … puntualizziamo che ora si rischia di non avere notizia nemmeno sulle inchieste di mafia quindi il gruppo indipendente è un po’ in secondo piano … cioè rischi di non sapere chi ha corrotto chi, o chi ha rubato cosa che mi sembra più urgente.
 
A/v. Va bene, questo è sicuramente importante. Ma anche nella politica, nell’attualità, nella cronaca, non credi che ci sia poca curiosità da parte di chi legge/ascolta?

Ufo: Bisognerebbe cominciare ad evitare la televisione, non averla più … io personalmente da quando non ho la tv ho fatto in tempo ad imparare due lingue, ho letto un sacco di libri e leggo tre quotidiani al giorno … immaginate il 5-10% della popolazione senza tv, si potrebbe creare qualcosa di preoccupante, e non per noi.
 
A/v. Non pensi che in italia ci sia un problema culturale? Cioè, in America artisti pop e non si mescolano in prima o seconda serata in programmi come il Letterman Show, informando il pubblico sulle diverse realtà musicali lasciandone fuori davvero poche rispetto a quanto accade in italia.
 
Ufo: Gli Usa sono il paese del rock, l’Italia invece è un paese fascista. Sono altri ambienti … In Scandinavia c’è un festival simile al sanremo dove però si può concorrere in qualsiasi lingua; dal sessantadue al sessantasette un programma radio che trasmetteva Beat e Garage aveva un quarto della popolazione che lo seguiva; i film non vengono doppiati. In Italia invece c’è una tradizione fascista.
 
A/v. …voi però cantate in italiano…
 
Ufo: Penso che ci sia una soglia oltre la quale i gruppi in genere non irrompono, fino a quando non ci sarà la rivoluzione non si potrà fare tante. Poi dipende pure dagli obiettivi che ti prefissi, se i palazzetti o luoghi più piccoli/grandi. E poi gli Usa hanno inventato il talk show, qui noi abbiamo un’importazione creata da un piduista.
 
A/v. Hai citato sanremo prima, cosa ne pensi della partecipazione al festival degli Afterhours con “Il paese è reale”? E com’è stato partecipare alla compilation dallo stesso titolo?
 
Ufo: Hanno fatto una cosa da un lato utile e da un lato astuta. Manuel Agnelli non fa mai una cosa buttata lì a caso. Erano coperti dalla compilation, dicevano “io vengo a sanremo, ma dietro c’è tutto un movimento avulso da questa realtà”. Si sentivano pronti per quel palcoscenico. Hanno fatto bene perché si sono tutelati loro e hanno tutelato noi. Nel complesso è stata una cosa fatta bene, avrei preferito saperlo prima perché il materiale non era prontissimo, ma è stata comunque una buona esperienza.
 
A/v. Parlando di un mezzo diverso dalla tv, sapete che su internet negli ultimi anni c’è stato un proliferare di blog che danno la possibilità, con il consenso degli artisti, di scaricare un album uscito da più di sei mesi. Voi non offrite questa possibilità, come motivate questa scelta?
 
Ufo: Non abbiamo dato la possibilità?
 
A/v. Beh, molto probabilmente non vi è stato chiesto…
 
Ufo: Per noi non ci sarebbe nessun problema, basta che poi la gente venga ai concerti, perché la maggior parte dei cd noi li vendiamo ai concerti e dire “il gruppo non vengo a vederlo perché l’ho visto su Youtube” è una cazzata. La gente tende a sostituire internet alla vita reale e questo è un grosso pericolo per il senso di individualità e di rapporto con le persone che può portare ad un’afasia emotiva nei confronti degli altri. Per quanto riguarda lo scaricare non ci sono problemi, perché te l’ho detto, i cd li vendiamo principalmente ai concerti. Basta che la gente viene a vederci, perché ci garba avere un ritorno, quello che facciamo lo facciamo per un motivo.
 
    L’intervista è finita, e un nostro collaboratore chiede ad Ufo cosa ne pensa dei Verdena.
 
Ufo: I Verdena … Con l’ultimo ep “Canos” mi sono arrivati a livelli altissimi. I primi passi, i primi album non mi piacevano tanto … erano partiti giovanissimi e si sentivano ancora le loro influenze … E poi sinceramente, facevo fatica a capire anche cosa diceva lui *ride*.

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